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“Nel mezzo” è il libro con cui il leader de Le Vibrazioni ha deciso di raccontare la sua storia. È la vita di un uomo, non di un cantante, che parla liberamente di chi è e da dove viene, della sua voglia di amare e della difficoltà di farsi amare. Non mancano gli abusi con la droga, i tormenti e chi lo ha tenuto in vita fino qui: i figli Tobia e Nina.

Una vita in bilico tra “Trainspotting” e “Pulp Fiction”. Anni di montagne russe fatte di alcol, droghe pesanti e sesso. Francesco Sarcina, frontman e leader de Le Vibrazioni, mette a nudo se stesso davanti ai suoi lettori e lo fa con il libro “Nel mezzo” (edito da Sperling&Kupfer). È la storia di un uomo, più che l’artista, che si è ritrovato a vivere situazioni difficili e pesanti famigliari, nella periferia di Milano poi arrivano la musica, le (tante) donne e la scoperta della droga. Più volte Sarcina si è salvato, più volte è andato incontro alla morta ma alla fine la fortuna (o la buona stella) l’ha riacciuffato per i capelli fino a quando un tumore gli ha dato lo scossone finale: salvarsi per l’amore dei due figli Tobia e Nina. Al fianco di Francesco Sarcina c’è stato J-Ax che gli ha dato consigli preziosi per uscire dalle tossicodipendenze.

LA PERIFERIA DI MILANO È STATA LA MIA PUNIZIONE
“Il triangolo Gratosoglio-Barona-Corvetto è stata la mia punizione e per me ha rappresentato il purgatorio. Era una comunità di gente del Sud scappata da una realtà malavitosa per cercare fortuna e soprattutto lavoro. C’era un filo di speranza. Eravamo un po’ come gli immigrati di oggi con le stesse difficoltà, le stesse esigenze di lavorare… Poi c’erano le schegge impazzite che si davano alla delinquenza. Io ero un ragazzino veloce e agile, riuscivo a barcamenarmi. Uscivo di casa e trovavo il cemento, le auto e i ragazzi sui motorini, i pacchi di erba da portare. Con il mio amico Dario andavamo in giro a far cazzate, a fare tutte quelle cose che fai quando sei un adolescente. In quegli anni sono rimasto folgorato dalla musica e precisamente nel 1989 da ‘Dr.Feelgood’ dei Mötley Crüe. Ricordo esattamente dov’ero, a che ora ho visto il video e quando ho preso la chitarra mentre mi guardavo allo specchio per giocare a fare la rockstar”.

LA COCAINA TI ANESTETIZZA TUTTO

“La cocaina è una polvere morbida e sottile e se ne vola via in un soffio. Ti sale dentro come un sussurro e prima di farsi sentire ti anestetizza tutto. Diverse sostanze fanno un effetto differente ma c’è un comune denominatore: la fragilità. L’essere fragile nasce dentro di te ed è un qualcosa che in qualche modo non sai colmare né mettere a tacere. Ho fatto una analisi chirurgica del mio uso delle droghe perché oggi sono contento di essere riuscito a liberarmene. Oggi è molto più complicato essere sinceri. Mi sono massacrato di alcol e di droghe perché tutto sommato lottavo contro qualcosa. Non mi sento di colpevolizzare nessuno per le scelte che ho fatto. La cosa certa è che non avrei dovuto fare uso di certe sostanze perché non si è lucidi e alla fine è solo pura sopravvivenza. Sono un sopravvissuto”.

HO SNIFFATO LE CENERI DI MIO PADRE
“Mio padre era come me, amava la musica e le donne. C’era una gara conflittuale tra noi. Quando ho realizzato il mio sogno sapevo che era orgoglioso di me. Purtroppo è stato colto da un ictus, ho cercato di dargli tutto quello che potevo, di fornirgli assistenza. Lui però aveva un sorriso amaro, non si poteva godere la vita. Una volta l’ho portato ad un mio concerto e l’ho messo sotto il palco. Non se la stava godendo come avrebbe voluto, non avrebbe potuto. Era lì con un mezzo sorriso e penso di aver anche cantato male quella sera. Mi immaginavo come sarebbe stato se fosse stato nel pieno della sua forma. Si sarebbe ringalluzzito con i suoi amici, sarebbe venuto dietro al palco a rompermi le palle. Ne sono sicuro. Non avrebbe perso occasione per criticarmi (ride; ndr). Poi non ce l’ha fatta più. Ho disperso le sue ceneri in mare. Ricordo perfettamente quel giorno. D’un tratto mentre stavo spargendo le ceneri è cambiato il vento, mi è finito tutto in faccia. Mi bruciavano le narici, gli occhi, avevo sniffato le ceneri di mio padre come è successo a Keith Richards dei Rolling Stones. Poi, non so come, le chiavi della mia macchina sono finite in acqua. Insomma mi aveva giocato ancora una volta uno scherzo, mio padre. Lo dico sempre ai miei figli: non pensate al vostro egoismo, se accadrà qualcosa dovete lasciarmi morire”.

DOPO IL TUMORE J-AX MI HA AIUTATO
“Durante un controllo completo ho scoperto di avere il tumore, alla fine era localizzato e gestibile ma questo evento ha radicalmente rivisto le priorità della mia vita. Dopo il tumore avevo solo una certezza: se la mia vita doveva continuare, allora il tempo che mi rimaneva l’avrei dedicato alla famiglia e la musica. Al terzo posto, c’erano le donne. Lo spazio per gli abusi era finito. Allora decisi di chiamare un mio caro amico, J-Ax, il quale mi consigliò una struttura che avrebbe potuto aiutarmi”.

Fonte: il Fatto Quotidiano

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