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Esiste davvero un mondo in cui la finanza si spende per il sociale e per l’ambiente? Ebbene sì, non è fantascienza e ne abbiamo parlato con Grazia Francescato.

Ma dove finiscono i nostri soldi?

Vi siete mai chiesti dove finiscono i soldi che depositate sul vostro conto bancario, a seguito delle vostre sudate prestazioni lavorative? Nella maggior parte dei gruppi bancari questi soldi vengono utilizzati per speculare in settori ad alto rendimento o verso progetti assolutamente insostenibili (vedi ENI o altri colossi che investono nei combustibili fossili, e poi vi fanno anche credere che non sia vero). Per non parlare del pagamento di dividendi ridicolmente esorbitanti a mega direttori galattici bancari. Sembra il mondo di Fantozzi, in cui i piccoli risparmiatori non hanno nessuna voce in capitolo. Eppure c’è un modo per eludere la ricerca del massimo rendimento nel minor tempo possibile, ed è investire in un’economia reale che proggetta per il futuro.

Questo settore della finanza ha cominciato già più di vent’anni fa con due strumenti finanziari: il microcredito e la creazione di Fondi d’investimento socialmente responsabili. Ma quali sono gli imperativi di questi strumenti finanziari? Innazitutto si escludono finanziamenti ad imprese nel campo del tabacco o delle armi ( sicuramente il presidente Trump non ne sarà un grande appassionato). Esistono poi fondi tematici dedicati interamente a proggetti per preservare le risorse idriche o altri beni comuni. Si misura poi l’impatto che questi investimenti possono avere per la collettività. Sicuramente si sfrutteranno le VIA ( valutazioni di impatto ambientale) e le analisi costi-benefici. Queste ultime sostituiscono l’analisi di un impatto puramente finanziario ad una che consideri quali vantaggi reali si stiano conseguendo per la comunità.

Banca Etica

E prendiamo un esempio tutto italiano: Banca Etica, sicuramente l’avrete già sentita nominare. Propriamente l’unica banca italiana che ha deciso di adottare un modello di trasparenza assoluta. In particolare, tutti i finanziamenti alle persone giuridiche (individuabili nel terzo settore etico) sono riportati sul sito della Banca. Quando è nata Banca Etica nel ‘99 l’obiettivo era proprio di finanziare progetti di economia circolare e sociale, welfare, ambiente e cooperazione internazionale. In pratica reinforzare le best practices che già il governo di una nazione dovrebbe promuovere. Ogni anno la Banca presenta un rapporto sulla Finanza etica e sostenbile in Europa. Questi giorni avrete anche il tempo di leggerlo.

Questi progetti stanno divenendo così interessanti a livello internazionale ( e si conta che solo in Europa la somma delle attività nel settore etico tocchino i 715 euro) che la stessa Unione Europea ha deciso di regoalmentarne la pratica. E quindi definire quali investimenti siano definibili etici e quali no.

Qual è la differenze tra le banche etiche e quelle tradizionali?

  1. Verso un modello che riduca le disuguaglianze. Le paghe dei top manager sono abitualmente spopositate rispetto a quelle degli impiegati ( secondo la media europea lo stipendio dei top supera di 65 volte quello della media dei sottoposti). Le banche etiche fissano un tetto e riducono il gap.
  2. Le banche etiche e sostenibili performano in misura crescente per quanto riguarda i loro rendimenti (contro la comune credenza che si possa guadaganare solo investendo in fondi speculativi). E negli ultimi dieci anni hanno reso addirituura il doppio rispetto alla media europea di quelle tradizionali.
  3. Gli azionisti diventano anch’essi attivisti. E’ quindi un metodo collaterale per promuovere tutto ciò che è etico, guadagnandoci anche un pò. Bisogna ricordarsi che è infatti bellissimo battersi sul campo per la sostenibilità, ma è necessario anche sventolare il profumo dei soldi.

Per capirne di più guardate la nostra intervista a Grazia, ne sa una più del diavolo. E soprattutto andate a dare un’occhiata a quello che fanno. Così si può essere davvero etici anche investendo.

Claudia Comandini

 

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