Festa della Repubblica
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La Festa della Repubblica (2 Giugno) e La Festa della Liberazione (25 Aprile) sono collegate storicamente ma disunite in senso sociale. Senza l’una non potrebbe esistere l’altra, ma c’è grande fetta della popolazione che farebbe a meno di una delle due. Inoltre, le due celebrazioni sono il simbolo dell’<<italianità>>, senza di esse non potremmo definirci né democratici, né indipendenti e né tanto meno liberi.

25 Aprile? Festa di “Sinistra”

«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. […] arrendersi o perire.» (Sandro Pertini. Milano 25 Aprile 1945)

L’oggetto della ricorrenza è la liberazione dalla occupazione Nazi-tedesca e Italo-fascista. Quindi è la celebrazione dell’essere stati capaci da quell’ideale totalitario (o autoritario) che poneva ordine e regime prima delle libertà dell’individuo. La volontà di liberarsi e diventare uno stato autonomo e indipendente erano chiare. Ma ora da cosa ci liberiamo? I tedeschi nazisti sono andati via, da chi ci libereremo?
Se da una parte la Festa della Liberazione dovrebbe ricordare i tempi delle camicie nere; dall’altra qualcuno contesta che il significato dovrebbe essere ampliato. Le barbarie partigiane, qualcuno attesta, che dovrebbero essere equiparate alle barbarie fasciste. Ma queste sono argomentazioni che non reggono. La liberazione è un concetto ampio: Come si può ridurre questo concetto a un mero conflitto tra chi ha ucciso di più tra fascisti e partigiani?
La liberazione non è solo dall’invasore. È il liberarsi di anni di dolore e di sofferenza. Quello stato di guerra tra cittadini della stessa nazione e tra nazioni diverse prima del 1945, non lo desidera ormai nessuno. Il senso distorto dei tempi contemporanei è: sentire e vedere argomentazioni, che si semplificano in contrapposizione tra chi ha sofferto e fatto soffrire di più tra “destra” e “sinistra”.
Non dovrebbe essere la “liberazione” il liberarsi da tutte le sofferenze?
l’opinione pubblica sembra sia a favore del non festeggiare, perché a quanto pare sia una festa “rossa”. In un libro di storia questa accezione di sinistra non esiste. Eppure, stiamo disegnando la storia in questo modo.

Il 2 Giugno? Festa di “Destra”

Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità`, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

La Festa della Repubblica Italiana è una giornata celebrativa nazionale italiana istituita per ricordare la nascita della Repubblica Italiana. Infatti, nel 2 Giugno 1946 avvenne il referendum istituzionale per decidere il futuro dell’unione italiana tra Monarchia e Repubblica. Ricordare che per arrivare al referendum c’è voluta prima una liberazione da una certa dipendenza.
Vinse, quel dì, la scelta repubblicana. Si ruppe così la tradizione monarchica che aveva contraddistinto l’Italia pre-1946.
Oggi a Roma, la celebrazione comprende la deposizione di una corona d’alloro in omaggio al Milite Ignoto all’Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica Italiana.
Ora la manifestazione dovrebbe ricordarci che dopo una liberazione, lo stato italiano ha costruito delle nuove libertà civili, personali, collettive. Senza la Repubblica non avremmo una costituzione che impone: Principi fondamentali, diritti e doveri del cittadino e l’Ordinamento della Repubblica.
Tutti articoli che nessuno vorrebbe abolire per tornare a ciò che prima non c’era. Da Destra a Sinistra, dal basso all’alto, nessuno è contro la Costituzione. Ma quindi perché è considerata di destra? Sarà la parata militare che prende luogo in via dei Fori Imperiali, che fa ricordare i tempi più oscuri della storia italiana? Oppure la squallida ripicca: “La sinistra ha festeggiato il 25 Aprile quindi noi dobbiamo festeggiare il 2 Giugno”. Come se le feste nazionali invece di ricordare l’unità ricordassero un colore politico.

La conclusione si trova nella Bandiera Italiana

La Festa della Repubblica e la Festa della Liberazione dovrebbero trovare pace politica nel tricolore. Non solo perché da una parte è scritto nell’art. 12 della Costituzione. Ma perché sono quei colori che ogni cittadino italiano riconosce in giro per il mondo.
Il riconoscersi in un simbolo, che ha una profonda storia, non è da poco. Il riconoscere che tre colori comuni (Verde, Bianco, Rosso) insieme compongono l’identità di una popolazione non è casuale. Cittadini di un paese che in tre colori hanno creato quelle libertà costituzionali, conquistate da un processo di liberazione. Come si può quindi dividere l’unità italiana a seconda di un’opinione pubblica che le identifica come o di “destra” o di “sinistra”? La stampa nazionale non aiuta su questo. Ma sappiamo che la libertà di stampa non è statistica italiana (vedi classifica).

La “partitizzazione” della sinistra e della destra definisce malamente la linea di confine che unisce l’intera penisola in due feste nazionali. Ma evidentemente, il concetto ideologico di destra e sinistra non sono definiti bene in questo periodo storico. E le proteste che si svolgono in questi giorni nazionali (con i giornali che le esaltano) deviano il discorso non verso una pura politica italiana, ma verso il populismo partitico.
Nella Festa della Liberazione e nella Festa della Repubblica dovrebbero celebrare con applausi tutte le istituzioni politiche.
Con un applauso accogliere tutti i principali organi politici, come per dimostrare che non importa di che colore politico si è:
Importa che alcune istituzioni siano riconosciute ed operative dentro un paese.

I doveri e i diritti, dovuti da una liberazione che ha poi fondato una repubblica, sono i veri soggetti da celebrare.
E non la lotta tra partiti.

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