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LA REPUBBLICA – L’industria nel suo complesso arretra e anche le Pmi, quelle che per anni hanno intonato l’adagio che “piccolo è bello” non stanno benissimo. Due diversi medici hanno tastato il polso alla salute della “fabbrica Italia” e le risposte che per ora arrivano dagli esami statistici non sono entusiasmanti.

Da una parte, l’Istat ci rivela che a settembre è andata avanti la fase di contrazione dell’industria. E che quindi, a meno di volersi mettere a spaccare il capello sullo 0,1 o 0,2 per cento di Pil di crescita con cui chiuderemo l’anno, la sostanza è che le nostre catene di montaggio sono in stagnazione. Sulla taglia medio-piccola di imprese si è invece concentrato il tradizionale osservatorio del Cerved, presentato a Piazza Affari. Anche in questo caso, in un periodo di osservazione che prende in considerazione il 2018 e la prima parte del 2019, si vedono problemi strutturali galoppanti: con una “redditività in calo” e un “fatturato in stallo”, gli esperti dicono che “la ripresa si è fermata” nonostante le aziende restino nel complesso “solide”.

La produzione industriale a settembre è diminuita dello 0,4% su agosto e del 2,1% sullo stesso mese del 2018. E’ quanto ha reso noto l’Istat, con il dato corretto per gli effetti del calendario. Commentano gli statistici: “Prosegue, nel mese di settembre, la fase di flessione dei livelli della produzione industriale, che mostra un calo congiunturale anche nel complesso del terzo trimestre. In termini tendenziali, nel mese di settembre, l’indice corretto per gli effetti di calendario risulta in calo per il settimo mese consecutivo”. Soltanto i beni di consumo sono in crescita, in termini sia congiunturali sia tendenziali. “Anche nella media dei primi nove mesi dell’anno la produzione è calata, sia in termini grezzi sia al netto degli effetti di calendario”.

Se si guarda invece ai settori di attività economica, nella variazione annua i progressi migliori sono da: fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+9,6%), industrie alimentari, bevande e tabacco (+7,8%) e fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+6,4%). Di contro, le flessioni più ampie si registrano nell’attività estrattiva (-11,2%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-8,1%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-7,1%).

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