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Stefano Fassina, come molti sapranno, ha sempre avuto una storia politica di centrosinistra. Ex consigliere economico del Pd di Bersani, poi viceministro dell’Economia con il governo Letta, dal 2015 è fuori dal Pd e naviga in tutto ciò che è a sinistra di quel partito.
In questo duro periodo di coronavirus Fassina sta facendo ogni sabato pomeriggio alle 15 una diretta dalla sua pagina Facebook in cui spiega il suo punto di vista sulle trattative che il governo Conte sta facendo con l’Unione Europea per portare a casa gli aiuti necessari per la nostra economia. Con particolare riferimento al Mes.

Non è la Radio ha intervistato Fassina per voi cercando di riassumere il suo scetticismo rispetto a quanto si sta discutendo.

Perché gli attuali strumenti messi in campo insieme alla Ue non sono sufficienti?
«Perché i problemi sono enormi. Il debito pubblico si impennerà per via delle spese per la sanità e per i sostegni al reddito e alla liquidità delle imprese, oltre che per via del crollo del Pil; quest’ultimo è previsto per circa il 10% con corrispondente crollo di entrate di almeno 100-110 miliardi. Di fronte a tale problema si è fatta soprattutto propaganda a media unificate, con un impressionante livello di mistificazione. Il fondo di 100 miliardi per la disoccupazione Sure in realtà non esiste; è su base volontaria, perciò se non aderiscono tutti gli Stati versando fondi di garanzia non parte. E la Finlandia ha detto che non vuole partecipare; stiamo parlando di un Paese governato da socialdemocratici, non da Orban.

Inoltre è un fondo che creerebbe debiti, con l’unico vantaggio di avere tassi di interesse leggeri: un risparmio di qualche centinaia di milioni, sempre se dovesse partire.
La Banca Europea per gli Investimenti già esiste da tempo per favorire il decreto alle imprese, non è conquista di questi giorni. Ora mette in campo 200 miliardi di potenziali crediti per tutta l’Europa; ma l’Italia da sola ne ha attivati 400 solo per la nostra economia!»

Che ne pensa dell’articolo nel New York Times che ricorda che la moneta per la crisi negli Usa si stampa?
«Purtroppo nell’eurozona non accettiamo questo assunto. La Bank of England finanzia direttamente il ministero dell’Economia, la Fed finanzia direttamente il Tesoro americano…nello schema ordoliberista purtroppo questo tabù è infrangibile».

Anche per quanto riguarda il Mes dovremo restituire i soldi che ci daranno?
«Invito a leggere l’accordo recentemente approvato: c’è scritto che i prestiti saranno senza condizionalità ma che continueranno a valere tutte le altre norme dei trattati. Perciò finita l’emergenza andrà realizzato un percorso di stabilizzazione con tutte le regole in vigore e la vigilanza delle istituzioni europee. Ma manca una spiegazione su come gestire il vertiginoso aumento del debito pubblico che avremo; si potrebbe arrivare al 160% del Pil. Non saremo creditori solvibili e ci verrà comunque chiesto un programma di aggiustamento strutturale per ridurre il debito.

Da qui a dicembre avremo bisogno di circa 400-500 miliardi di titoli di Stato da emettere contro i 36 che ci presta il Mes. Non ci viene spiegato come gestire questa situazione con tali condizionalità.

Vorrei che il governo facesse almeno un discorso di verità, che pure non condividerei nel merito, di questo genere: “Italiani, se non firmiamo il Mes la Bce non comprerà a sufficienza i nostri titoli di Stato sui mercati. L’alternativa sarebbe uscire dall’euro, ma noi la crediamo peggiore della Troika”. Ribadisco, non condividerei questi argomenti; chiederei piuttosto una scelta tra una sterilizzazione dei nostri titoli di Stato da parte della Bce* oppure, come ha fatto Joseph Stiglitz da anni, la strada del superamento dell’euro attraverso il cosiddetto “divorzio amichevole”. Ma almeno sarebbe un parlare sincero».

Lei lo direbbe anche in Parlamento che non condividere la scelta di rassegnarsi a questi accordi?
«Certamente, come l’ho detto già in questi giorni in commissione parlamentare. Tutte le forze politiche serie dovrebbero riconoscere la realtà ed evitare la propaganda facile in stile Lega e Fratelli d’Italia».

Che ne pensa del rifiuto della Lega nell’accettazione degli eurobond, giustificato con la richiesta di un migliore intervento della Bce?
«Hanno fatto un autogol nella comunicazione. Io condivido più la posizione del M5s e della sinistra europea, che hanno votato sì agli eurobond ma no alla risoluzione finale che ricalca il documento approvato dall’Eurogruppo che abbiamo discusso fin qui, comprensivo di Mes. Gli eurobond vanno bene ma devono essere garantiti dalla Bce.
La Spagna di Sanchez chiede un fondo di 1500 miliardi con titoli ad acquisto perpetuo da parte della Bce. Sarebbe qualcosa di utile, perché non creerebbe debito aggiuntivo. Ma purtroppo non è una proposta sul tavolo dell’Eurogruppo. Manca persino dall’Europarlamento una sola parola su un ruolo diretto della Bce».

Si è pentito di aver votato la fiducia a Conte?
«No. Ritengo che in questa fase l’attuale governo rappresenti l’equilibrio più avanzato possibile. Altri governi ci porterebbero più indietro, non avanti. Il governo di larghe intese per il quale alcuni lavorano sarebbe un’operazione, appunto, regressiva.
La fiducia comunque non la si può dare a scatola chiusa ma a seconda di ciò che viene messo in campo».

*per sterilizzazione si intende il rinnovo perpetuo dei titoli acquistati dalla Bce, come proposto anche dalla Spagna.

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA A STEFANO FASSINA (dal minuto 46:36 al minuto 1:06:50)

 

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