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“Nel caso in cui il ricorrente fosse soggetto al divieto completo del trasferimento dei dati degli utenti negli Stati Uniti, come sembra essere proposto dal DPC, non è chiaro come, in tali circostanze, potrebbe continuare a fornire i servizi di Facebook e Instagram nell’UE”.

Così ha scritto Yvonne Cunnane, responsabile della protezione dei dati di Facebook Ireland e consulente legale associato, lasciando scivolare la cifra degli utenti del social network in Europa: 410 milioni quelli attivi ogni mese.

Le obiezioni
La decisione cui si fa riferimento è un’ordinanza preliminare emessa il mese scorso per interrompere il trasferimento dei dati relativi agli utenti europei verso i server negli Stati Uniti, in ottemperanza alle norme del GDPR. Facebook ha presentato ricorso contro il divieto della Commissione per la Protezione dei Dati (DPC) irlandese e, in una dichiarazione giurata depositata questa settimana, ha mosso rilievi molto pesanti contro il commissario Helen Dixon, accusandola di trattare l’azienda in maniera iniqua, come riferisce BusinessPost.ie.

Cunnane sottolinea che a Facebook sono state concesse solo tre settimane per rispondere alla decisione, un periodo “manifestamente inadeguato”, aggiungendo che l’azienda non è stata contattata in merito all’inchiesta prima della sentenza.

La Cunnane solleva anche la preoccupazione che la decisione sia stata presa “esclusivamente” da Helen Dixon. “Il fatto che una sola persona sia responsabile dell’intero processo è rilevante per le nostre preoccupazioni sull’inadeguatezza del processo investigativo e sull’indipendenza della decisione finale”, ha scritto. L’unica azienda sotto accusa, contesta ancora Cunnane, è Facebook: nessun altro grande nome dell’hi tech che utilizza metodi simili per il trasferimento di dati dall’UE agli Stati Uniti risulta attualmente sotto indagine. “Se si indaga solo su Facebook e viene impedito il trasferimento dei dati verso gli Stati Uniti, questo potrebbe creare una grave turbativa alla concorrenza”, scrive.

Come TikTok
Edward Snowden nel 2013 ha rivelato che la NSA raccoglieva informazioni sui cittadini statunitensi  ma anche su utenti stranieri di aziende americane, sotto l’ampio concetto di sicurezza nazionale. Così, per una bizzarra ironia della sorte, le preoccupazioni dell’Irlanda (e per esteso della UE) sono le stesse addotte da Trump per TikTok: il principio è che i dati degli americani siano conservati in America, indipendentemente dal fatto che la piattaforma sia proprietà cinese.

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