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“È arrivato Follower!” La trasmissione più social di Non è La Radio, in diretta tutti i venerdì dalle 15 alle 17 e in replica il sabato alla stessa ora. Nella puntata di venerdì 25 ottobre con Federico Emmi, Caporedattore del “Magazine Discorsi Fotografici”, abbiamo fatto il “punto di … messa a fuoco” sulla figura del fotografo. La nostra attualità: fatta di scatto facile, smartphone sempre pronto ad immortalare tutti i momenti della nostra vita, e filtri professionali reperibili con un click … ci siamo chiesti: “Ma che fine ha fatto il fotografo!?” Una domanda provocatoria che ci interroga sul ruolo di questa figura professionale e il suo mutamento nell’epoca digitale che viviamo.

Dunque Federico: “Che fine ha fatto il fotografo?”
Questa è una domanda che mi sono fatto perché, sfogliando le riviste e andando a diversi appuntamenti di presentazione di prodotti nei quali viene invitata la stampa, ad un certo punto compare il fotografo testimonial. Che nella “peggiore” delle ipotesi è un fotografo famoso o comunque abbastanza affermato, al quale viene “appioppato” il brand di cui lui è testimonial. L’incomprensione che si crea è: che tu non sai se è il fotografo ad essere davvero bravo o se è la macchina fotografica ad essere particolarmente valida, tanto da permetterti di raggiungere quello scatto.

Lo si vede molto bene sfogliando le riviste mensili, dove si vede sempre molto bene e immancabilmente la pubblicità di un brand fotografico che sponsorizza la sua macchina fotografica. Nella pagina una bella foto e sotto l’immancabile didascalia: “Grazie alla nostra macchina fotografica si possono ottenere queste foto.” Solo che quella foto, magari, è stata fatta da un fotografo importantissimo, ed ecco che il dubbio ritorna: “è il fotografo ad essere davvero bravo o se è la macchina fotografica ad essere particolarmente valida?” È vero che questo quesito non riguarda solo la fotografia … ad esempio nelle corse: “è più forte il pilota o la macchina?”.

ASCOLTA IL PODCAST CON L’INTERVISTA.

Verissimo! Certo non si può dire nel calcio, se è più forte il pallone o il calciatore.
Anche questo è vero!

Comunque siamo d’accordo che non accade solo in fotografia.
No, ma in fotografia è molto marcato perché la tecnologia fotografica per quanto abbia raggiunto livelli impressionanti sta attraversando una crisi drammatica. Le macchine fotografiche non si vendono.

Si vendono più smartphone che macchine fotografiche.
Si, esatto. I moduli fotografici dei telefonini sono diventati LA macchina fotografica. Si tratta di un tipo di fotografia che soddisfa la gran parte delle esigenze, perché il motivo per cui non ti compri la macchina fotografica, è che non ti va di fare le foto in un certo modo. Il telefono riesce a farti fare le foto nel modo che ti serve. Ed ecco che per poter vendere ancora ci si attacca anche a queste cose: i grandi fotografi sono costretti a subire il marketing aggressivo.

Sul Magazine Discorsi Fotografici ricordo che potete leggere gli approfondimenti di Federico Emmi e di altri professionisti.  Invece io banalmente mi chiedevo: cosa succede ai matrimoni? C’è ancora la figura del fotografo?
Hai toccato un tasto di quelli “drammatici”!

La mia domanda è: esiste ancora il fotografo dei matrimoni e delle cerimonie?
Si, quello esiste.

Ok, e si avvale di strumenti particolari? Perché sento spesso persone che cercano servizi molto ricercati per stare al passo con i tempi digitali. O no?
Una volta il matrimonio era abbastanza metodico: fai la lista di nozze, scegli la chiesa, il ristorante, il fotografo ecc … . Oggi è un’impresa: devi prenotare il matrimonio già 5 anni prima, perché se decidi 1 anno prima ti dicono: “Ma come? Così tardi!”
Poi devi scegliere il regista. Non ricordo in che film, forse Verdone c’era la scena in cui gli sposi dovevano ripetere il ciak tantissime volte. Il prete si lamentava, ma il regista diceva che era importante fare bene la scena.

Quindi come se fosse un film.
Esatto, come se fosse un film. Oggi hai delle riprese come fosse “Apocalyps Now” con il drone che si alza da terra e inquadra tutti. Ci sono davvero tantissime formule, e la fotografia di matrimonio ha raggiunto livelli di sofisticazione davvero importanti. Come diceva Alessandro: molte coppie vanno sul fai da te chiedendo ad amici o parenti di fare le foto. I fotografi da matrimoni comunque sono sempre dei grandi professionisti e il servizio che ti fanno è sempre un servizio vero.

Penso che debbano fare dei sopralluoghi sulla location, anzi le location: dalla chiesa al ristorante. Questo non te lo so dire, ma posso dire che la fotografia di matrimonio è un canovaccio: le cose si ripetono abbastanza frequentemente: le fedi, il taglio della torta, le entrate e le uscite. Per cui le foto più o meno sono quelle.
Forse il vero problema per i fotografi sono le scenografie, i contesti: come i ristoranti che sono bui o i partenti che non ridono mai (questo è un classico). Tutte le donne con le lacrime per le scarpe strette, gli uomini che si rompono le scatole … per cui alla fine nessuno ride ai matrimoni.

Qualche giorno fa in tv, a proposito di matrimoni e set fotografici, c’era un servizio del Tg fatto in Cina dove avevano ricreato dei set fotografici tra cui Roma. La coppia si prenota con largo anticipo e andava in questo posto dove gli fanno scegliere tutto l’occorrente per il matrimonio dei sogni: dall’abito degli sposi, trucco e parrucco fino alla scelta del set dove fare il servizio fotografico.
Sono rimasta impressionata dall’invenzione che hanno avuto, dai tanti set scenici e dalle tantissime prenotazioni. Tutto per avere il ricordo di un giorno da favola!
Se ci pensiamo; se non ci fossero né foto né video tutto questo non avrebbe senso. Perché non puoi allestire tutto questo se poi non avresti materialmente il ricordo. La fotografia è arrivata anche a questo.

Poi oggi ci sono i droni e ci vuole un patentino! Che è anche vietato, per via della privacy.

Una domanda Federico: riusciamo a imprimere di più i ricordi prima che non avevamo tutti questi strumenti oppure oggi che siamo pieni di tecnologia per ricordare? Credo che i ricordi non s’imprimano con tutte queste foto, è più facile avere una foto  che ci costringe a ricostruire il contesto anziché avere un flusso continuo di immagini che ti libera da questo esercizio di memoria, che è una cosa veramente fastidiosa. Avevo fatto un articolo tempo fa, perché la gente ti chiede “dove sei?” e dall’altra parte la risposta è una foto (ad esempio) della stazione con l’orologio che indica la partenza. Quindi non si scrive più: anche il linguaggio è fatto per immagini, per cui sono diverse le cose che cominciamo a perdere.

Mi fai venire in mente un mio amico che è infastidito dal fatto che la gente al ritorno non ti racconta più la vacanza e quello che ha vissuto, ti mostra lo smartphone e ti dice: “Guarda guarda!” Ora si delega il ricordo, mentre prima eri costretto ad imprimere quel ricordo perché non avevi altri mezzi.
Io vi suggerisco, se avete voglia e tempo, di andare in libreria e cercare letteratura di viaggio recente. Mi viene in mente lo stesso Pasolini che ha fatto un bel reportage scritto e affiancato da fotografie. Oppure“Viaggio In Italia” di Guido Piovene che era stato scritto per la radio, per cui sono testi radiofonici quelli che andrete a leggere. 
Vi invito a leggere il testo, ad andare su Instagram e cercare l’hashtag della città e infine a fare il confronto. Lui ogni città che ha visto dedica 2-3 pagine descrivendo il sapore del racconto … quello che non c’è più. Mi vengono in mente le sole fotografie di Fulvio Roiter su Venezia che sono impressionanti. Quella è una Venezia che non esiste più, non la vedi una Venezia così da un punto di vista social.

Quindi alla domanda: che fine ha fatto il fotografo possiamo rispondere o sarà ancora lunga trovare la risposta? Eh il fotografo vive un periodo un po’ drammatico, perché viene sicuramente sostituito dall’intelligenza artificiale e dai robot che possono tranquillamente fare quello che fa un banalissimo fotografo. Questo vuol dire che tutto è vincolato all’aspetto economico: il fotografo non c’è più perché ci dev’essere il profitto … per questo il fotografo fa “una brutta fine.”

Federico, io ti ringrazio e auguro a te e tutti i fotografi in ascolto lunga vita, perché è prima di tutto un lavoro! E come tutti i mestieri si studia e si fa esperienza. Ricordiamo comunque che per approfondire questo argomento c’è il sito magazine.discorsifotografici.it 
CLICCA QUI PER LEGGERE
l’articolo di approfondimento su Magazine Discorsi Fotografici: “Che fine ha fatto il fotografo?”

Grazie Federico Emmi che ancora una volta ha contribuito a far crescere il livello culturale di questa trasmissione. Appuntamento a Venerdì 8 Novembre alle ore 15:00 qui a Non è La Radio, con Follower, con il nostro caporedattore Federico Emmi. Grazie a voi!

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