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Passano i mesi, ormai quattro dall’inizio delle proteste, ma a Santiago del Cile e in tutto il paese la popolazione continua a scendere in piazza ogni giorno, faccia a faccia con i Carabineros.
Nonostante ai mass media la situazione cilena non sembra interessare – molto più redditizio spargere panico grazie al provvidenziale Coronavirus – il nostro lavoro ci ha portato ad incrociare la storia di F. (nome di fantasia, visto che il protagonista vuole rimanere anonimo, ndr).

F. è un uomo di mezza età che vive in una regione poco a sud di Santiago e, per lavorare, fa il pendolare con la capitale. E’ un professionista, grande amante della cultura rurale del proprio paese ed è politicamente impegnato in uno dei tanti circoli che popolano la vita sociale della capitale cilena.

“Quello che vi sto raccontando è accaduto il primo febbraio, intorno alle 21.45. Stavo tornando verso casa, dopo aver partecipato alla quotidiana manifestazione in Plaza Dignidad (la ex Plaza Italia), stavo camminando per Alameda – una delle arterie principali della città – all’incrocio con calle Irene Morales.
In lontananza ho visto dei Carabineros che stavano lanciando delle pietre contro le persone che stavano manifestando. E parlo anche di tante famiglie, che stavano tornando verso casa visto che la notte stava arrivando”.

Convinto di vivere ancora in uno stato civile e di diritto, F. si è avvicinato alle forze armate: “Ho detto loro di fermarsi, perchè avrebbero potuto ferire qualcuno, che questo non era un comportamento professionale”:

La reazione dei Carabineros, però, è stata fulminea:
“Avevo appena finito di parlare, quando un paco – un carabinero, nel dialetto locale – mi ha scagliato contro una pietra, centrandomi in piena faccia. Come potrete vedere dalle foto, mi ha completamente aperto il labbro superiore, facendomi saltare due incisivi e facendomi uscire tantissimo sangue. Dopo i primi soccorsi, al pronto soccorso mi hanno sistemato i due denti saltati e mi hanno chiuso la ferita al labbro con 18 punti, fuori e dentro”.

 

La storia di F. è solo una delle innumerevoli che hanno contraddistinto questi lunghi e dolorosi giorni di lotta, in quel meraviglioso paese che è il Cile.
Secondo l’INDH (Instituto Nacional Derechos Humanos), sono 3476 le persone ferite durante le manifestazioni, di questi sono circa 300 i bambini e gli adolescenti.
879 le denunce per torture o trattamenti crudeli da parte delle Forze dell’ordine, quasi 200 quelle per violenza sessuale.

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