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In queste ore ha fatto molto discutere la notizia riportata dal quotidiano veronese L’Arena della bambina di Minerbe in provincia di Verona, esclusa dal servizio mensa della scuola poichè i genitori erano in ritardo – probabilmente per motivi di indigenza economica- nel pagamento della retta.

A salvare la situazione in cancio d’angolo, anche se lui spesso li “batte” è stato Antonio Candreva, che raggiunto al telefono il Sindaco del piccolo comune di appena 4.576 abitanti, si è offerto di pagare il servizio al posto dei genitori. Sicuramenteun bel gesto ma che rischia di celare il problema emerso che in Italia si fa sempre più vivo.

I DATI E I COSTI DISOMOGENEI DELLE REGIONI:

Secondo il rapporto  datato 2018 di Save the Children “(Non) Tutti a Mensa”, la metà degli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado non ha accesso alla mensa scolastica e l’erogazione del servizio è fortemente disomogenea sul territorio italiano, mentre le  le modalità di accesso o di esenzione spesso contribuiscono a aumentare le disuguaglianze, a scapito delle famiglie più svantaggiate.

A chiarire meglio la disomogeneità del servizio ci ha pensato invece Cittadinanza Attiva che ha monitorato alcuni comuni divisi tra nord, centro, e sud Italia. Si legge nel rapporto:

“È di 301 la tariffa media mensile nel 2017/18 (erano 309€ nel 2014/15). per una famiglia tipo (3 persone con un minore al di sotto dei 3 anni e un ISEE di 19.900€). Il Molise è la regione più economica (167€, -28,2% su 2014/15), il Trentino Alto Adige la più costosa (472€, +9,4%). Spicca l’aumento del 10% registrato in Basilicata. Fra i capoluoghi di provincia, Catanzaro e Agrigento le più economiche (100€), Lecco la più costosa (515€). Gli aumenti più rilevanti negli ultimi tre anni sono stati registrati a Chieti (50,2%), Roma (33,4%), Venezia (24,9%)”

LE PROTESTE POLITICHE:

Solito tira e molla dal mondo della politica. La “Lega” difende l’operato del sindaco, che si è detto rammaricato della scelta, ma continua a reputarla necessaria per difendere chi invece la mensa la paga regolarmente. Levata di scudi, invece, in casa “PD”. In una nota la segretaria provinciale dei dem ha attaccato duramente il Carroccio di razzismo, poichè la bambina è figlia di genitori stranieri: “assurdo rivalersi sulla bambina, facendole pagare le inadempienze dei genitori senza tenere conto della sua situazione di fragilità”.

LE MAMME COSTRETTE A LASCIARE IL LAVORO:

Nel corso del 2016, su 30mila donne (dati Ispettorato nazionale del Lavoro) che hanno dato le dimissioni dal posto di lavoro, ben una su cinque l’ha fatto per mancato accoglimento dei figli al nido pubblico, quasi una su quattro per incompatibilità fra lavoro e assistenza al bimbo, il 5% per i costi troppo elevati per l’assistenza al neonato. E’ un problema non più rinviabile.

Il SILENZIO DEI SINDACATI:

A noi, invece viene da chiederci quando ci sarà una forza politica o sindacale che a seguito di casi del genere, o meglio ancora, prima che scoppi il caso visto che episodi del genere che non hanno avuto l’onore delle cronache in precedeza sono all’ordine del giorno, farà una dichiarazione in cui si proporrà di “abolire il canone delle famiglie per la refezione scolastica dei figli”.

Perchè come prevede la nostra Costituzione all’articolo 34:La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

 

 

 

 

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