I carabinieri fanno dei rilievi nella macchina dove un uomo di 33 anni, Carmine D'Aponte, già noto alle forze dell'ordine, ha ucciso la moglie a colpi di pistola, a Sant'Antimo, in provincia di Napoli, 19 ottobre 2016. ANSA/CIRO FUSCO
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“Sono sconvolta dal fatto che si sia permesso a questo essere ignobile, che massacrava senza pietà, di mettere un’altra famiglia in condizioni di dolore, calpestando e oltraggiando, tra l’altro, ancora la memoria di mio padre e dei suoi colleghi”. Così Daniela Lia, figlia di Pietro Lia, carabiniere ucciso assieme ad altri due militari nel ’79 da Antonio Cianci, ha commentato il tentato omicidio compiuto da Cianci dopo aver ottenuto un permesso premio.

Sua madre “non si riprese mai dalla morte di mio padre, fu lacerata per sempre dal dolore, ebbe un ictus e morì tre anni fa”. La notte scorsa, spiega Lia, “l’ho passata senza dormire e il dolore si è risvegliato ancora stamattina”. Domenica scorsa, poi, “c’era stata una cerimonia a Melzo” per onorare quei tre militari morti in servizio nel ’79, ai quali è stato “dedicato anche un cippo in un parco”. Poi la notizia che a quell’uomo “senza scrupoli, né pietà, che uccideva per uccidere non per rapina“, è stato permesso di tornare a colpire.

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