emidio oddi
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Oggi, nel corso della trasmissione Febbre da Roma, Danilo Conforti e Riccardo
Filippo Mancini hanno intervistato Emidio Oddi, calciatore della Roma dal 1983 al
1989 e vincitore di due Coppe Italia con la maglia giallorossa. Ecco le sue parole:

Buongiorno mister Oddi. Iniziamo con una domanda quasi obbligatoria in questo momento: come hai vissuto quest periodo particolare? Sei già tornato a fare qualcosa?
Personalmente mi è mancato soprattutto andare a trovare la mia famiglia, le mie
nipotine, che stanno nelle Marche, mentre io vivo in Abruzzo. Per ora sono riuscito
ad andare un paio di volte. Per il resto sono stato a casa: da amante della cucina ho
rispolverato vecchi libri di ricette e mi sono divertito così. Ogni tanto sono uscito per
fare una pedalata sul lungomare della mia città, ma comunque devo dire di essermi
quasi abituato a restare in casa.

Hai giocato nella Roma per ben sei anni, vincendo due Coppe Italia ma vivendo
anche la finale di Coppa dei Campioni, di cui il 30 maggio ricorreva l’anniversario,
insieme a quello della tragica scomparsa di Agostino Di Bartolomei. Che ricordo
hai di lui?
Va detto che Agostino non era un tipo molto estroverso. Era sempre serio: veniva al
campo, si allenava e tornava a casa, ma era molto disponibile con tutti e, da capitano,
specialmente con noi compagni. Se c’era un qualsiasi problema, lui riusciva sempre a
risolverlo. Agostino era una persona seria.

Tu comunque non hai giocato la finale di Coppa dei Campioni per un episodio
un po’ particolare. Ce lo racconti?
Dunque, io negli ultimi anni ho fatto anche l’allenatore, oggi alleno gli Allievi, e devo
dire che ogni volta che si fa una formazione si rischia di scontentare qualcuno. Io
quel giorno pensavo di giocare, ma sono rimasto deluso. Ero sicuro perché Maldera
era squalificato, Bonetti aveva con una caviglia in disordine, mentre io avevo giocato
sette partite in Coppa dei Campioni. Quando Liedholm annunciò la formazione e
chiamò Nappi, io capii che non avrei giocato. Poi, mesi dopo, venni a sapere che un
certo mago, Mario Maggi, aveva detto a Liedholm che in quel momento i miei
bioritmi erano in fase negativa, e quindi mi lasciò fuori. Ovviamente ogni giocatore
vorrebbe giocare sempre, quindi è probabile che mi sbagli, ma secondo me quel
giorno dovevo giocare io. (ride, NdR)

Quella finale è l’unico rimpianto della tua esperienza alla Roma?
Sicuramente si. A Roma sono stato bene, ho vinto due Coppe Italia. Certo, ho avuto
anche qualche delusione, come quella di Roma – Lecce del 1986. Una delusione
enorme per la rimonta che eravamo riusciti a compiere sulla Juventus. Poi, alla
penultima giornata, con il Lecce già retrocesso, abbiamo vissuto una partita
stranissima. Abbiamo segnato per primi, ma poi prendevamo gol a ogni loro discesa.
Torniamo all’attualità. Sei favorevole alla ripresa del campionato?
Non lo so. Io ho 63 anni, e se questo virus colpisce uno della mia età può essere
molto pericoloso. Si ricomincia a giocare senza pubblico, ieri in tv ho sentito parlare
alcuni giornalisti di regole sul distanziamento, ma poi in mezzo al campo i contatti ci
sono comunque. Io non posso abbracciare un compagno dopo un gol, ma se devo
marcare un attaccante gli devo stare attaccato. Ora si dice che il virus abbia perso
forza e quindi possa essere meno pericoloso, ma a calcio o si gioca normalmente, o
non si gioca. Poi si sa, noi ex calciatori giocavamo per il pubblico. Quelli di oggi per
chi giocano? Sicuramente guarderò le partite, perché mi piace il calcio, però è il
pubblico a dare qualcosa in più ai calciatori. Senza è tutto diverso.

Un tuo pensiero sulla Roma attuale e su Paulo Fonseca?
Sinceramente, io la Roma l’ho vista abbastanza bene. Non è una squadra costruita per
vincere lo scudetto, ma è sicuramente da 4°-5° posto. Per la ripresa non so che tipo di
preparazione abbiano fatto, bisognerà vedere anche gli altri e capire chi è stato più
bravo dal punto di vista atletico. E poi c’è la componente mentale: vedremo chi sarà
più sereno e chi magari sarà più timoroso del contatto con gli avversari.

Un giocatore della Roma attuale che ti piace? E il tuo preferito del passato?
Dico Dzeko: quando non c’è, la sua assenza si nota. Lui sicuramente spicca rispetto
agli altri. Dei miei tempi, invece, direi Bruno Conti: il più forte con cui abbia mai
giocato. Era uno molto emotivo, quindi in campo dava forse il 30% in meno, ma in
allenamento era meglio non avvicinarsi perché si rimediavano solo figuracce. Ma era
anche una bella persona: ci dava allegria, spensieratezza. Ma ogni tanto l’agitazione
gli faceva fare qualche errore, come il rigore sbagliato in finale di Coppa dei
Campioni.

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