Più Europa

Abbiamo ospitato Emauele Pinelli, uno dei nuovi volti di Più Europa.

Raccontaci di questo nuovo partito e delle iniziative per la campagna elettorale in vista delle elezioni europee.

La storia di Più Europa è una storia che è racchiusa nel suo stesso nome. E’ un partito per rilanciare l’idea che attraverso l’UE più unita, democratica e più forte si possano risolvere tanti problemi che la situazione nazionale non ci permette di risolvere. Tutto ciò parte chiaramente da Emma Bonino che è stata la madrina di questo progetto.

Ho sentito dire che Più Europa è un partito radicale 2.0. E’ vero o ci sono forse che non erano presente nel panorama politico e che ora possono portare qualcosa di più al mondo politico?

Più Europa ha un corpo liberale e cuore radicale. Ossia al centro delle nostre preoccupazioni c’è il difendere i diritti civili attraverso referendum e raccolte di firme, ossia gesti non violenti, ma abbiamo cercato di raggiungere anche una dimensione più liberale e politica, perché la parte radicale non bastava.

L’Europa nel passato sembrava cooperare molto di più, e la via Francigena ne è l’esempio. Oggi questa Europa sembra disgregarsi. Questa Unione Europea come la conosciamo è ancora un sistema internazionale di mediazione dei conflitti o è necessario ripartire da zero?

Se ognuno tira l’acqua al proprio mulino, l’Unione Europea è la mediatrice fra le parti in conflitto, quindi non c’è contraddizione. Si è persa però troppo l’idea di un’Europa unita sulla base di valori comuni e condivisi da tutti i Paesi membri, arrivando a un’Europa dove decide il più forte o persuasivo. Un esempio è stato quello della Grecia, dove ha preso le decisioni più importanti il Consiglio Europeo. Tutto ciò nonostante il fatto che ci siano dei trattati che ci permetterebbero di avere una grande unità e di avere l’Europa come un sovrastato su alcune competenze. Bisogna avere il coraggio di farlo.

unione europea

E secondo te il coraggio può essere preso da singoli Stati o dobbiamo aspettare che l’Europa diventi un processo di integrazione democratica? E come fare in caso a coniugare Paesi con lingue diverse su decisioni importanti?

A parte il fatto che secondo me tra vent’anni avremo i traduttori automatici in cuffia e il problema forse sarà il preservare le lingue. Non sarebbe però la prima volta di unire lingue sotto un unico progetto politico. L’Italia infatti era un Paese con lingue diverse che dopo un certo punto è stato unificato. E mentre l’Italia aveva perso la specificità locale, l’Unione Europea dovrà essere capace di tenere ogni lingua, ogni coscienza nazionale, sententosi allo stesso tempo parte di una realtà più grande.

Voi volete inserire la sostenibilità ambientale in Costituzione. Puoi spiegarci meglio?

E’ una cammpagna di iniziativa popolare che si chiama Figli Costituenti, perché quando i padri costituenti si sono riunire per scrivere la Costituzione, l’hanno scritta pensando a principi di diritti ed eguaglianza solo per chi c’era in quel momento. Problemi come il cambiamento climatico o l’intelligenza artificiale non erano ancora visibili e previsti. Perciò c’è adesso il bisogno che i Figli Costituenti aggiornino la Costituzione con due proposte molto facili: nell’articolo 2 laddove si parla di doveri di solidarietà fra i destinatari verranno messe anche le generazioni future; e all’articolo 9, laddove si parla di paesaggio, si parlerà invece di tutela dell’ambiente.

Parlando di fondi europei, secondo te c’è disinformazione o poca informazione?

Io direi che c’è zero informazione. O ti informi personalmente oppure i media italiani non parlano assolutamente dei fondi utilizzati che invece potrebbero aiutarci a darci una scossa molto positiva su progetti interni e riqualificazioni.
I fondi europei sono diretti e indiretti. I primi sono più aperti, ma difficili da prendere perché li eroga direttamente la commissione, quindi bisogna stilare un progetto in lingua inglese che rispetti i requisiti, inviarlo e si compete con tutti i Paesi che vogliono aggiudicarsi quei fondi.
Quelli indiretti poi vengono dati a pioggia su ogni territorio attraverso lo Stato e le Regioni, perché l’Europa è un’Unione che si basa più su scala regionale che nazionale. Poi è la Regione che decide come spartire questi fondi e si incappa nella burocrazia.

Ascolta l’audio integrale dell’intervista:

 

Federica Fiordalice

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