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Sanremo all’insegna della donna, Sanremo delle donne, le donne di Sanremo, Sanremo al femminile, Passi indietro, passi aventi, giravolte, monologhi…  Sanremo donna, donna per Sanremo, donne di Sanremo. Basta patriarcato. 

Ok. Questo lo abbiamo capito. Non abbiamo però capito bene il perché. Perché tutta quest’attenzione sulla violenza sulle  donne nel 2018? Attenzione, non ho detto la situazione delle donne; la parità di salario; di genere; di diritti e doveri… a Sanremo si è parlato solo di “violenza”.

Andando elle mie reminiscenze di “coatto anni 80″, chi toccava una donna era un infame, evoluzione de’  ” La donna non si tocca neanche con un fiore” che invece mi hanno insegnato alle elementari.

Abbiamo ascoltato in silenzio i dati, sapientemente giustapposti dalla giornalista palestinese, aka valletta, aka scrittrice, che ha volutamente confuso violenza sessuale, abuso, violenza verbale, Stalking facendo un minestrone di tutti i crimini che vengono commessi nei confronti delle donne in quanto individui, non in quanto donne.

Capisco perfettamente che questo discorso è troppo complesso per essere affrontato in questo articolo, o durante la seconda parte di Sanremo dove gli ascolti erano calati da 12 milioni a 5. Molto più utile confrontare durante il blocco con il numero assoluto degli ascoltatori più alto, la bellezza della Leotta con quella della Nonna – Eh sì, cara Diletta, diventerai così come nonna. Tuo fratello, il chirurgo estetico, non potrà nulla- perché prima bisogna ricordare che le donne sono tutte belle, poi che subiscono violenza.

E lo devono fare delle donne belle, con abiti che costano un anno di lavoro di altre donne, perché se no non vale. Ringraziate che mamma mi ha fatto maschietto, perché se no sarei venuto a tirarvi le arance. 

E allora viva Achille Lauro e Masini:

E allora diciamolo, maschi italici televotanti, facciamo vincere Marco Masini e Achille Lauro. Achille tu sei la punta di diamante di questo Festival. Non per come canti, ma perché ti sei messo quella tutina che ha evidenziato tutte le tue ciccette e la tua totale assenza di pacco. “E te ne freghi” di me che ti insulto, tu sei il vero esempio per tutte le donne italiane, che invece de “menefregassene” non si sarebbero mai presentate come te per paura delle critiche del giorno dopo (vedi Irene Grandi). Achi’ facci sognare ancora, sei brutto come la fame ma lo spettacolo sei tu.

Marco, tu invece mi hai fatto commuovere. Hai scritto e musicato una canzone complicata, complessa dove ti confronti con te stesso, con i tuoi sbagli con la tua vita. Una canzone matura, di un uomo maturo che necessariamente deve fare i confronti con il suo passato per andare avanti nella vita. Così tu nel tuo videoclip corri scappando da una macchina guardandoti indietro. Complimenti Marco. Il vero vincitore di questo Festival sei tu. Anche tu potresti essere un esempio per tutte quelle donne che non accettano la loro condizione attuale, che non si guardano indietro perché hanno paura di com’erano e come sono. Che spendono una fortuna da psicologi per analizzare la loro condizione attuale, per paura di guardarsi allo specchio e dentro di loro.

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