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Le norme contro il Covid non permettono le gite scolastiche e in Toscana le fanno virtuali, con tanto di pranzo al sacco per un’esperienza “verosimile”.

Aprile è da sempre il mese dedicato alle gite scolastiche, più o meno vicine. Il bel tempo e l’avvicinarsi della fine dell’anno inducono a cercare quella leggerezza che durante i mesi invernali, complice il tanto lavoro da fare e il clima avverso non è facile trovare. Le gite sono un momento di aggregazione e socialità per gli studenti ed è anche per questo motivo che sono incluse nei programmi. Tuttavia, l’epidemia di coronavirus ha rivoluzionato anche questo e, complice la dad, gli studenti italiani per il secondo anno consecutivo stanno rinunciando a quello che è forse il momento più atteso fin da settembre. La didattica a distanza sta però subendo una deriva preoccupante.

Gita d’istruzione online

Le gite d’istruzione, ora, si fanno online. Almeno in Toscana, dove un istituto comprensivo della provincia di Firenze ha organizzato una giornata al museo virtuale per tutte le classi quarte. La meta sarà il museo Marino Marini di Firenze dedicato a uno dei più noti artisti del Novecento italiano. In tempi normali i bimbi si sarebbero svegliati con l’entusiasmo di non andare a scuola e di fare quel breve tratto di strada di nemmeno un’ora che da Borgo San Lorenzo conduce a Firenze insieme ai loro compagni, in treno o in pullman. Una vera avventura per quell’età. Probabilmente la visita museale sarebbe stato l’ultimo dei loro pensieri, che si sarebbero concentrati sulla convivialità, perché a 9/10 anni è questo che si cerca durante la gita scolastica.

 

Pranzo al sacco “verosimile”

Ivece, i bambini di Borgo San Lorenzo si sono svegliati e, come purtroppo sono ormai abituati a fare da oltre un anno, sono andati a scuola per stare davanti a uno schermo e iniziare la gita d’istruzione virtuale, il “CodyTrip”, come viene chiamato nella circolare inviata dalla scuola alle famiglie. “Almeno sono a scuola e non a casa”, dice qualcuno, anche se per una gita in dad. Ma se già la gita virtuale ha un profondo retrogusto di tristezza, che dire del “pranzo a sacco” (come si legge nel documento) fornito dalla mensa scolastica e consumato davanti allo schermo “osservando le norme anti Covid“?

Nella circolare, l’istituto spiega che “il pranzo a sacco rientra tra le finalità della gita online, per rendere l’esperienza più verosimile possibile“. Verosimile. Trasmettere ai bambini l’idea che un pranzo al sacco consumato da seduti sia “verosimile” a un pranzo durante il quale ridere e giocare insieme ai compagni, rincorrersi e magari dimenticarsi pure che c’è un panino al salame che li aspetta, è davvero triste.

 

Fonte : Il Giornale

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