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Richard Pennyman, per tutti Little Richard, se ne è andato oggi a 87 anni, per cause non ancora specificate. Secondo alcune voci anche lui potrebbe essere vittima del coronavirus. Leggenda del Rock ‘n Roll, immortale, grazie alla sua super coverizzata “Tutti i Frutti”, pubblicata come singolo nell’ottobre del 1955.

La carriera folgorante di Little Richard è racchiusa tutta in un quinquennio, dall’uscita di “Tutti i frutti”, scritta insieme a Dorothy LaBostrie, fino al 1959. Un ciclo di strabilianti successi come “Long Tall Sally”, “Lucille” e “Good Golly Miss Molly”.

Proveniente dal profondo Sud America, nato a Macon in Georgia, Richard è riuscito a far esplodere la dimensione quasi animistica del gospel, combinandola al rock e contribuendo attivamente alla sua stessa nascita e definizione. Gemiti, urli, ‘tarantole’: è questo il rock di Little Richard, iconico, travolgente, pioniere di un paesaggio onirico ed estetico che sarà paradigmatico per tutte le successive generazioni di musicisti.

Il rock di Richard assunse quasi una funzione sociale, abbattendo i muri delle sale concerti ancora divise tra bianchi e neri, sfondando le valvole delle radio di tutto il mondo. In quei cinque anni supera addirittura Elvis, diffondendo quel messaggio feroce di annuncio che echeggierà per tutti i ruggenti e ribelli anni ’60.

Ma Richard non resse la tensione, il classico stress dell’artista, che da allora in poi iniziò a essere chiamata “star”, e proprio per questo decise di abbandonare la scene. Esilio interrotto soltanto in brevissimi momenti dei suoi successivi cinquant’anni di vita. Memorabili gli incontri con le altre leggende, quasi un padre per loro; Beatles e Rolling Stones, uniti da un affetto comune nei suoi confronti, lo convinsero ad andare in tour in Inghilterra nel 1962. Pochi anni dopo poi, un certo James Marshall Hendrix, detto Jimi, iniziò a imitarlo e a seguire le sue orme, fino al punto di entrare nella sua band e da lì cominciare la sua ascesa verso l’olimpio delle divinità del rock.

Dal 1977 in poi, si dedicò definitivamente alla predicazione evangelica, con rare incursioni nello show business, ma riuscì comunque a assurgere ancora da vivo a vera leggenda musicale grazie ai tributi continui di tutti i più grandi, da Jagger a Mc Cartney, da Bowie a Mercury.

Se di un mito ciò che più ci attrae e affascina è senza dubbio la sua inafferrabilità, da oggi dopo la sua morte, sarà forse possibile comprendere ancor meglio il senso e la portata rivoluzionaria di un artista come Little Richard.

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