Dresda
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13 Febbraio 1945, ore 22, la prima bomba delle 3000 tonnellate di bombe esplosive ed incendiarie colpisce la capitale della Sassonia: Dresda. Gli alleati statunitensi e britannici, dopo aver concluso la famosa conferenza di Yalta (dal 4 al 11 Febbraio) decisero di scagliare l’ultimo attacco strategico. L’obiettivo: radere al suolo la città tedesca.

Cenni storici.

La Seconda guerra mondiale era giunta quasi al termine: gli alleati erano quasi giunti alla vittoria. La Russia era entrata in Polonia, precisamente il 27 Gennaio 1945 liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Gli americani avevano quasi concluso la marcia per aiutare la liberazione italiana dai nazisti e fascisti. Un anno prima le forze alleate, soprattutto britanniche e statunitensi, fecero il famoso sbarco in Normandia, una delle prime sconfitte della grande potenza militare della Germania nazista. Insomma, la guerra era praticamente quasi finita: il 30 Aprile 1945 dentro in un Bunker a Berlino, Hitler si sarebbe suicidato insieme alla moglie Eva Braun.
Come già accennato, l’11 Febbraio finiva la Conferenza di Yalta, dove Churchill, Roosevelt e Stalin stabilivano come spartirsi la Germania e scrivevano le basi per la futura organizzazione ONU. L’esito della guerra dopo le innumerevoli morti, non era ancora finita del tutto.
Dresda: ore 22 del 13 Febbraio 1945, si sentì il primo rombo dei tanti che causarono la non ragionevole morte di circa 22 mila persone. Il meraviglioso centro storico sparì, rimasero rovine e ossa. Sì, ossa scrivo. Perché esse furono ritrovate in giro per le rovine per quasi 20 anni. La tempesta di fuoco con raffiche tempestose di vento, fecero toccare la temperatura di circa 1500° C.
La strategia dietro era quella di indebolire la Germania ancora di più per poi richiedere la resa finale. Ma era necessaria questo bombardamento? Parte degli storici e della critica sostiene che la resa al suolo di Dresda è stata inutile per la vittoria finale. Ma sappiano noi ora i veri motivi? No. Intanto, però, una città, dalla bellezza culturale immane, sparì. La città è considerata la Firenze sull’Elba (o del Nord), solo per precisare il valore culturale che aveva e che tutt’ora ha.
Ora la città è un nuovo centro culturale, la forza di volontà dei tedeschi ha fatto rinascere una città infiammata. Oggi, Dresda è una nuova, non ha più le bellezze che aveva prima, infatti la cultura architettonica persa è stata sostituita da anonimi edifici. L’unica bellezza che è stata ricostruita fedelmente è la Frauenkirche (chiesa simbolo della capitale sassone), ora ha parte dei colori neri di cenere e chiari di luce. Il gioco di colori che rende la chiesa, tutt’oggi, simbolo di quel che è stato quel 13 Febbraio: dolore e sofferenza, ma anche punto di partenza di luce e speranza.

(Dresda dopo il bombardamento del 1945)

Dresda: dopo 75 anni un anniversario infuocato.

Il ricordo di quella prima bomba a Dresda si sente ancora tuonare forte nel cuore. La tradizione iniziò da 2 giovani ragazzi, che si arrampicarono sulla chiesa di Kreuzkirche alle 22 del 13 Febbraio del 1946 a suonare le campane per ricordare la prima bomba. Da quel momento iniziò il ricordo. Ma questo è causa di conflitto nelle strade di Dresda.
Il 75esimo anno ha avuto l’onore di ospitare il presidente della repubblica federale tedesca Frank-Walter Steinmeier. Il capo dello stato ha chiesto di non strumentalizzare politicamente e ideologicamente i bombardamenti degli alleati. Chiede di concentrarsi sulle vittime e sulla sofferenza delle loro famiglie. Ha aggiunto infatti: “Voglio dire chiaramente che chi oggi compensa ancora i morti di Dresda con i morti di Auschwitz, chi cerca di smentire i torti della Germania, chi falsifica i fatti storici ostentando una conoscenza migliore, vedrà che noi democratici ci opporremo e lo smentiremo in modo forte e deciso”. Si è aggiunto alle parole del presidente federale anche il sindaco Dirk Hilbert incentivando i cittadini a non incentivare cattivi ricordi: “Possiamo celebrare questo giorno di lutto con dignità solo se ci teniamo mano nella mano per garantire che Dresda non venga distrutta di nuovo. Il bombardamento della nostra città inizia quando le persone sono ostili agli altri a causa del colore della loro pelle, della loro religione, del loro sesso o del loro stile di vita”. (vedi anche il video)
Parole che vengono in parte accolte ed in parte no. Queste parole sono state ribadite mentre in città esplodeva una bomba politica: la più grande manifestazione neonazista d’Europa seguita dalla dimostrazione antifascista.

Dresda: scontri di fuoco del 15 Febbraio.

Sabato, ore 11, la città è bloccata. Nessuna linea tram ed autobus è attiva. Città deserta in alcuni luoghi turistici ma piena di manifestanti che camminano nelle vie principali. Infatti, sabato la città era divisa in 3 netti schieramenti: circa 1000 partecipanti alla manifestazione neonazista; 3000 circa partecipanti per la contro manifestazione, da parte degli antifascisti; circa 800 forze dell’ordine.
Il tutto è nato dalla forte richiesta di ricordare le vittime cadute ingiustamente 75 anni fa. Ma si è rivelata il fulcro di migliaia di persone neofasciste provenienti da tutta Europa. Loro, sono partiti a radunarsi dalle 11 vicino a Pirnscher Platz. Erano facilmente riconoscibili, vestivano di nero (colore di lutto) e sfilavano con bandiere nazionali (compresa quella italiana) e con striscioni che dicevano: “nessuna vittima deve essere dimenticata”. Il principio di base potrebbe essere anche onorevole, cioè quello di ricordare le vittime di un “crimine di guerra”. Ma quel che ha fatto insospettire la parte antifascista sono stati due elementi. Il primo, è quello di voler arrivare di fronte alla pista di pattinaggio in centro città, per sfilare come sfilavano i nazisti durante l’epoca hitleriana. Seconda motivazione, chi organizzava la manifestazione era il leader Maik Mueller del NPD (tradotto: “Partito Nazionaldemocratico di Germania”) di estrema destra e l’ex frontwoman di PEGIDA (associazione antiislamica) Kathrin Oertel.

Questi due elementi hanno fatto salire la preoccupazione nelle forze antifasciste, che hanno impedito con migliaia di manifestanti l’avanzata neofascista nel centro città. Infatti, tre schieramenti partiti da tre parti diverse della città hanno bloccato l’intenzione di marcia neonazista. Persone con vestiti di colori accesi e sgargianti contrastavano la musica classica dei neofascisti, con danze a suon di musica elettronica.
I due schieramenti si sono trovati “faccia a faccia” davanti alla stazione centrale di Dresda a sfidarsi a suon di dibattiti e di opinioni. Nessuno si è sfiorato con un dito, grazie all’ottimo lavoro della Polizia che ha dichiarato: “è stata un’operazione altamente dinamica. Tuttavia, abbiamo adempiuto al nostro compito di assicurare l’esercizio della libertà di riunione a tutti”.

Conclusioni.

La questione del bombardamento di Dresda del 1945 è stata strumentalizzata dalle forze politiche. Le parole del sindaco non sono state sufficienti. Gli schieramenti partitici da destra a sinistra hanno trovato spunto per combattersi di nuovo a vicenda, scordandosi l’obiettivo principale: sono cadute circa 20 mila persone 75 anni fa, bisogna ricordarle non continuare a lanciarsi bombe a vicenda. “L’incontro, lo scontro, lo scambio di opinioni, persone che son fatte di nomi e cognomi” (Caparezza, “fuori dal tunnel”) ha reso omaggio alla democrazia e al dibattito pubblico di piazza. Ma ha fatto concludere 3 giorni di commemorazione in un grande dimenticatoio.
È possibile che ogni evento deve essere categorizzato in uno schieramento politico (destra-sinistra). L’idea deve ogni volta avere colore partitico? I fatti storici non potrebbero scorrere senza che un partito o più se ne prenda carico?
L’unione e l’associazione per parlare liberamente è uno strumento che la democrazia garantisce. Ma spero che in futuro, ci sia un’unica associazione di uomini stretti in un cerchio comune per ricordare la storia. Perché i ricordi non hanno colore politico. I ricordi sono la base del futuro e dello sviluppo. Ricordiamo per non commettere altri errori, non per creare un pretesto per litigare.

MAmanero

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