Dopo quattro anni la storia si ripete a parti invertite: De Vito arrestato, Marino scagionato.

La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Lo diceva Marx, lo hanno capito anche i Romani.

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Era il 2 ottobre 2015, sul banco degli imputati  della “Santa Inquisizione di Roma”, formata da magistratura e da tutti i  partiti dell’allora maggioranza capitolina -anche il suo- c’era Ignazio Marino. L’ex Sindaco era accusato di aver effettuato spese “pazze” con la carta di credito intestata alla tesoreria del Comune di Roma. Il grande accusatore era il Movimento Cinque Stelle, ad interpretare la parte di Bernardo Gui  c’era Marcello De Vito – sguardo da duro e piglio dell’uomo che non deve chiedere mai.  “In scena” non andava il romanzo di Umbero Eco, ma un blitz alla Ragioneria del Campidoglio per accedere agli atti sulle spese dell’ex sindaco.

Dopo meno di 4 anni, Ignazio Marino è assolto da quelle accuse mentre Marcello De Vito è in carcere con l’accusa di corruzione.

Speriamo che questo strano incrocio dei destini di Marino e De Vito sia di lezione a chi farà politica a Roma nei prossimi decenni. Magari evitando di cacciare un proprio sindaco. Magari evitando di fare i giustizieri della notte con il contrappasso che oggi vediamo tutti. E soprattutto iniziando a governare e a fare opposizione in modo serio.

 

 

 

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