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È andato a ritirare gli oggetti della madre, morta di Covid qualche giorno fa sul letto del padiglione Marchiafava dell’ospedale San Camillo. Ma nel sacchetto in plastica che conteneva i suoi oggetti c’erano solo “una catenina di bigiotteria con una preghiera”, non di certo quei due orecchini d’oro bianco “che non poteva togliere perché avevano una chiusura molto forte, solo papà ci riusciva”.

Per Mirko Marsella, ex consigliere del gruppo misto dell’XI municipio, “che fine abbiano fatto quegli orecchini è un mistero”. Ma il dato di fatto è inequivocabile: in quel sacchetto che lunedì dall’ospedale gli è stato messo davanti, quei gioielli non c’erano. “Ho le prove che mia madre sia entrata in ospedale con quegli orecchini – spiega Marsella, che domani sporgerà denuncia – . Ogni volta che dall’ospedale mi inviava le foto, li aveva indosso”.

Per lui “qualcuno glieli ha tolti, quando mi sono lamentato mi è stato detto che non c’erano mai stati, nonostante le foto mostrassero altro”.

L’ex consigliere non si è dato per vinto. Ha contattato il suo avvocato, che gli ha detto di aspettare e di chiamare i carabinieri. “Il foglio dove avrei dovuto confermare la presenza di tutti gli averi di mia madre non l’ho firmato”, aggiunge Marsella, che nel primo pomeriggio ha accolto i carabinieri davanti all’ospedale.

“Ho ritirato gli altri oggetti, sto preparando una pec da inviare alla direzione sanitaria e domattina andrò a sporgere denuncia: quegli orecchini d’oro bianco, con incastonato un piccolo diamante, erano un regalo da cui non si separava mai e che voleva con sé anche nella bara”. A chiarire che ne sarà di quei gioielli saranno dunque i carabinieri, ma Marsella non ha dubbi: “Qualcuno li ha rubati”.

Poco prima di Natale la figlia di un 68enne originario di Fondi, deceduto anche lui al San Camillo causa Covid-19, è andata in ospedale chiedendo di riavere indietro la fede nuziale e quei pochi beni che il padre aveva con sé. Ma si era sentita rispondere che di quegli oggetti non c’era traccia. Tutto sparito. Vestiti e occhiali compresi. Il giorno dopo l’ospedale aveva aperto un’indagine interna.

E quello dopo ancora la Regione aveva annunciato il ritrovamento degli effetti personali del paziente deceduto. Ma il coraggio della figlia del 68enne che aveva denunciato aveva dato forza a molti altri di raccontare la propria storia. “Anche io quando mi sono risvegliata dalla terapia intensiva ero più leggera…via catenina d’oro e bracciali”, aveva raccontato Giulia, che un atto di sciacallaggio l’aveva vissuto in prima persona.

Giovanna ha perso il padre al Cardarelli, l’11 novembre. E con lui sono scomparsi “fede, orologi e indumenti”. Struggenti le parole di Milena, che a Repubblica aveva raccontato di un taglio ritrovato sulla falange del padre: “Gli hanno ferito persino il dito per portare via la fede sua e quella della mia mamma che era morta solo un mese prima, sempre nello stesso ospedale. Gliele hanno sfilate quando era ancora vivo, seppur sofferente”.

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