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Ai microfoni de I Due Leocorni è intervenuto l’Assessore all’Urbanistica del Comune di Marino (RM), Andrea Trinca, per parlare della speculazione edilizia sul Divino Amore.

Buongiorno, professore! Lei ha insegnato a Panama ed è tornato a Roma, e a Marino, giusto? Perché lei è Assessore all’Urbanistica, no?.

Esatto, in questo momento sono professore in aspettativa presso la cattedra di urbanistica, alla facoltà di architettura dell’università di panama, e sto svolgendo l’incarico di assessore all’urbanistica a Marino.
Io sono marinese, quindi raccogliere l’invito del sindaco a rappresentare questo assessorato  e dare un contributo al nostro territorio sono state scelte di cuore.
Purtroppo il nostro territorio è stato oggetto di molte devastazioni urbanistiche. Non vorrei utilizzare parole troppo forti, ma è stato un vero e proprio “olocausto urbanistico” quello operato su Marino.

Si parla del Sistema Parnasi che ha coinvolto lo stadio della Roma. Pochi però sanno che il discorso è collegato all’urbanizzazione del Divino Amore, sotto il comune di Marino. Ci sa dire qualcosa di più?

Sì, sicuramente per quanto riguarda la vicenda dello stadio della Roma, io non mi sento di esprimere opinioni su quello che il Sistema Parnasi ha messo in atto, non avendo elementi sufficienti.
Venire a sapere da un’inchiesta di ritrovarsi praticamente davanti a un affare che gestiva la realizzazione dello stadio della Roma, più gli 800mila metro cubi tra residenziale e commerciale; e sapere che gli stessi soggetti interessati a realizzare questo progetto, ne avessero un altro similare su Marino, ci ha ricondotti a una realtà più grande di noi.
Noi siamo amministratori di un paese alle porte di Roma, 45mila abitanti. Sicuramente una edificazione di questo tipo ci mette in forte difficoltà, visto che non abbiamo i mezzi che ha Roma Capitale, in termini di personale e risorse.

La questione è seria, perché quello che viene definito nel Sistema Parnasi sembrerebbe quello di un sistema per cui dei soggetti privati acquisiscono aree che da piano regolatore non prevedono quelle destinazioni alle quali poi si vuole rendere. Si vede perfettamente che né lo stadio della Roma, né l’edificazione del Divino Amore, né i piani regolatori vigenti prevedevano quegli sviluppi. Quindi acquisiscono dei terreni che con procedure alternative al piano regolatore, si attuano degli strumenti che comportano una variante, e quindi si arriva a realizzare qualcosa che il piano regolatore non prevedeva.

Quindi ci è piovuto sulla testa un gioco di potere molto forte rispetto a quello che il nostro comune rappresenta. Non stiamo parlando di quattro palazzine: per Marino si tratta di un’estensione di circa 12mila abitanti, cioè stiamo parlando sostanzialmente di prendere un paese come Fiano Romano e crearlo dal nulla nel territorio di Marino, incrementando la popolazione di un quarto. Quindi stiamo parlando di una vera e propria città, non un piccolo intervento di urbanizzazione.

Quindi

quali provvedimenti ha preso la vostra amministrazione nei confronti di questa mega urbanizzazione?

Come facevo cenno prima, le procedure tecnicho-amministrative sono molto complesse e vedono la partecipazione di più enti per il rilascio delle autorizzazioni. Questi procedimenti sono parte di un processo che comprende molti atti tecnico-amministrativi alla fine dei quali si producono gli atti definitivi che consentirebbero l’edificazione.
Noi allora abbiamo fatto delle azioni di buon senso. Ci siamo insediati a luglio 2016, a novembre dello stesso anno il consiglio comunale ha approvato una delibera con la quale il sindaco e gli uffici competenti hanno compiuto una ricognizione su tutta la procedura tecnic-amministrativa che ha permesso la realizzazione di queste cubature del Divino Amore.

Ricordiamo che questa urbanizzazione parte da un accordo tra la Regione Lazio, a capo della quale c’era Renata Polverini, e l’allora sindaco di Marino nel 2011 Adriano Palozzi, per la destinazione residenziale e commerciale di questa area.

Senta professore, sono Claudia Comandini del movimento Studenti della Terra, riguardo la questione abitativa per quanto riguarda i cittadini, potrebbe essere un’opportunità per degli alloggi a basso costo, oppure sarà una di quelle speculazioni edilizie dove poi le case verranno private della possibilità di essere vissute?

Innanzitutto le cubature sono private, quindi affidate al libero mercato.
C’è da fare però un passo indietro: la norma urbanistica in Italia non prevede la realizzazione di cubature in piano regolatore a fini speculativi, ovvero per creare un’economia. Bensì prevede la previsione espansiva solo là dove il comune abbia un’effettiva espansione in termini demografici, quindi una richiesta di abitazione.

E quindi rimarranno vuote, in pratica?

A Marino abbiamo già 200mila metri quadri di invenduto. Negli ultimi 10 anni si è realizzato un milione di metri cubi e gran parte è rimasta invenduta. Complice anche la crisi economica che comunque ha giocato un ruolo fondamentale. Quindi si sacrifica purtroppo terreno, si cementifica incidendo in modo drammaticamente irreversibile sull’impermeabilizzazione del suolo e compromettendo quindi la capacità di ricarica delle falde.

Creerà perciò anche un danno ambientale, specialmente per un territorio importante anche dal punto di vista turistico.

Per questo abbiamo fatto in primis una recognizione degli atti tecnici e amministrativi da novembre 2016 a giugno 2017. In questa data abbiamo individuato tutta una serie di criticità, fra cui anche un potenziale danno ambientale. Abbiamo sottoposto queste criticità alla Regione Lazio che, come dicevo, è compartecipe nelle autorizzazioni che vengono rilasciate per procedere alle urbanizzazioni. A seguito di mancate risposte rispetto a queste criticità tecniche, siamo andati avanti e, non avendo più indicazioni, abbiamo sospeso i programmi d’intervento.

Quando lei parla di Divino Amore, che effetto avrà, secondo lei, la recente istituzione dell’ampliamento del parco dell’Appia Antica sulle aree interessate dall’urbanizzazione?

Questo è un aspetto molto importante. A parte che l’ampliamento del parco su queste aree denuncia il fatto importante del pregio ambientale che hanno quelle aree. Questo pregio era già stato individuato dalla Regione nel 2002. E’ da quell’anno che la Regione prevedeva nei propri strumenti l’ampliamento di parco.
Purtroppo nel 2011 questo ampliamento ancora non c’era ed è stato impossibile procedere. La Regione è arrivata molto tardi per ampliare questo vincolo.

In questo momento non è possibile la costruzione, anche grazie alla salvaguardia di questi posti. C’è da dire che bisognerà poi aspettare il piano di assetto, lo strumento di assetto del parco che definirà quali funzioni saranno destinate a quelle aree.

Sulla sua pagina Facebook, abbiamo visto che è in arrivo il nuovo piano urbanistico di Marino ad impatto ambientale zero, quindi non ci saranno più costruzioni. Me lo può confermare?

Allora quello che prevediamo è ciò che richiede l’europa, ossia il consumo di suolo zero entro il 2050. Quindi progressivamente il nuovo piano regolatore prevederà di non compromettere ulteriori superfici da destinarsi a edifici, e prevederà la possibilità di recupero di aree già compromesse dal punto di vista di impermeabilizzazione. Quindi non è corretto dire che a Marino non ci sarà più un cantiere. E’ corretto dire che non verranno più sacrificati ulteriori territori naturali. Da recenti studi abbiamo visto che ci troviamo davanti a un territorio che per metà è stato consumato e l’altra metà è ancora libera.
La linea strategica è quella chiaramente di tutelare questo territorio rimasto a fini agricoli e naturalistici.

Ma sembra che ancora una volta la speculazione edilizia abbia mangiato interi territori e li abbia resi privi di collegamento, con mostri di cemento inabitati. Pare infatti che se i territori sono inabitati, non si pagano le tasse. Chi ci guadagna in tutto questo? 

Ci guadagna chi investe in quei terreni, realizza e poi vende. Se non vende, aspetta che il mercato si riprenda.
Purtroppo gli investimenti edilizi nascondono mille zone d’ombra.
Chiaramente stabilire quali sono le intenzioni di un costruttore non è compito di un’amministrazione, noi dobbiamo governare per far sì che ci sia una ricaduta positiva sugli abitanti.

A seguito di questo, esiste un attivismo contro la speculazione edilizia che riesce a parlare con l’amministrazione?

Assolutamente, le associazioni qui sul territorio sono attive da tempo. L’opposizione al piano regolatore approvato nel 2004 che prevedeva e prevede delle cubature abnormi è stata reale e considerevole.
Il primo ricorso è stato portato avanti da cittadini nel 2011. Infatti dopo aver visionato il protocollo d’intesa tra Regione Lazio e amministrazione di Marino, hanno capito poi l’esito e la gravità che sarebbero caduti sul territorio.

Federica Fiordalice

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