Disordine ed Armonia, Grazia Francescato e l’olismo del creato

Per la nostra rubrica Green del Lunedì de i Due Lecorni è intervenuta la nostra ospite speciale Grazia Francescato. Ancora una volta abbiamo esaminato la tematica ambientale sotto un punto di vista organico.

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Per la nostra rubrica Green del Lunedì de i Due Lecorni è intervenuta la nostra ospite speciale Grazia Francescato. Ancora una volta abbiamo esaminato la tematica ambientale sotto un punto di vista organico.

Infatti proprio nelle giornate dal 3 all’8 Febbraio si è tenuto a Milano un’incontro interrerligioso multitematico. Già dal titolo Disordine e Armonia – Uomini e Donne, Terre e Cieli” si comprende il tentativo di comunità, oggigiorno ritenute arcaiche come le religioni, di donare un più ampio respiro al problema che grava sul nostro pianeta. E non solo. Si potrebbe obiettare che laddove la politica sembra essere assorbita da questioni come la tenuta del governo, intervengono gli uomini raccolti in una fede a discutere del “marginale”. Come afferma Grazia Francescato, anche solo studiando l’etimologia del termine, il verbo RE-LIGARE ci ricorda l’idea di unire assieme i fenomeni. E proprio a Milano, grazie ad alcune tavole rotonde di incontro, si è cercato di analizzare i fenomeni con una prospettiva multireligiosa.

Scardinare il discorso ambientale da un’ottica puramente economica, ed ancor peggio una meramente finanziaria è un tentativo di riabilitare la figura dell’individuo come singolo che puù agire per il bene del Pianeta. Già da solo: in un’ottica biunivoca di dare al Creato e ricevere indietro i frutti che si sono coltivati. Ed anche indipendentemente dalla fede professata: considerando che tutte le fedi religiose hanno a cuore l’armonia e la convivenza delle singole parti.

Passando da Aristotele, fino a San Francesco, Grazia sottolinea come la spiritualità e la politica non siano argomenti in conflitto tra loro. Infatti, una sembra toccare le cose dello Spirito e l’altra occuparsi delle cose terrene, apparentemente un paradosso. Ma invece, la cura dello spirito dovrebbeiscriversi come faro di guida nella gestione della Polis. Come materia che indaga le cose essenziali. Quelle di cui si dovrebbe occupare anche il nostro panorama politico, al di là della mera ricerca del consenso.

Ed anche Shuddananda, monaca induista intervenuta ai nostri microfoni, sottolinea la cura della casa comune come obiettivo condiviso da tutte le religioni. E ci racconta del tentativo ben riuscito del Comune di Milano di sviluppare un confronto interreligioso già nelle classi primarie. Che la seconda città italiana sia all’avanguardia sulla tematica ambientale (vedi Beppe Sala, sindaco di Milano) e su quella dell’integrazione è nota ai più. E si potrebbe auspicare che tale esempio esca oltre la dinamica cittadina e diventi nazionale.

La donna, come nuovo baluardo del progressismo ambientalista. E non solo per il suo ruolo stigmaticamente condiviso di curatrice della casa. Le attiviste ambientali sono divenute, in paesi in via di sviluppo come l’India, il punto di riferimento di molte battaglie contro lo sfruttamento delle risorse. E niente popodimeno le religioni. Una realtà vista come vecchia che potrebbe diventare un nuovo filtro per riacquisire la coscienza che ci manca nelle nostre scelte quotidiane. Spesso individuali, irrispettose ed assolutamente egocentriche.

Ecco gli ingredienti per una ricetta ecologica (dal greco: οἶκος, oikos, “casa” o anche “ambiente”; e λόγος, logos, “discorso” o “studio”)

Claudia Comandini

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