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Toccherà di nuovo agli Italiani salvare i guai delle banche tedesche?

Erano gli anni della difficile crisi dei debiti sovrani 2010-2015 (poi rivelatasi in realtà una crisi dei debiti privati, come dichiarato da Victor Costancio allora vicepresidente della BCE)e i PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) erano Paesi messi sotto la lente di ingrandimento della TROIKA. In qual momento l’Europa decise di attuare una strumento proposto dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti: il “Fondo salva Stati”.

Una socializzazione delle perdite (dopo che si erano privatizzati i profitti), dei crediti che i vari Paesi, su tutti la Grecia, non riuscivano a restituire alle Banche Francesi e Tedesche che avevano avallato prestiti troppo grandi a Paesi troppo piccoli, convinti che il cerino sarebbe rimasto in mano ad altri.

Tremonti propose che i Paesi contribuissero in base alla loro esposizione, l’Europa invece pretese ed ottenne che la contribuzione fosse fatta in base al debito pubblico. Con il modello Tremonti i cittadini italiani avrebbero dovuto contribuire per meno di 4 o 5 Miliardi di Euro. il governo guidato da Berlusconi però, complici anche le forti pressioni europee, cadde, arrivò Monti e alla fine invece furono 60 miliardi. Questa è la storia.

Lo Studio della EUROPEAN School of MAnagment and Technology:

Uno studio dell’European School of Management and Technology di Berlino risalente al maggio 2016, analizzò la destinazione dei 216 miliardi di prestiti erogati fino ad allora.

Dallo studio risulta che il 95% della somma era stata assorbita dalle banche dell’Eurozona e solo il 5% era concretamente finito nelle casse statali di Atene. “L’Europa e il Fondo Monetario Internazionale negli anni scorsi hanno salvato soprattutto le banche europee e altri creditori privati”, spiegò ad Handelsblatt Jorg Rocholl, direttore dell’istituto. Gli economisti che hanno partecipato allo studio hanno esaminato singolarmente ogni prestito per stabilire dove sia finito il denaro e hanno concluso che solo 9,7 miliardi di euro sono stati messi a bilancio dal governo greco a beneficio dei cittadini, laddove 86,9 miliardi di euro sono stati utilizzati per rimborsare vecchi debiti, 52,3 miliardi per il pagamento degli interessi e 37,3 miliardi per la ricapitalizzazione delle banche elleniche.

“È un qualcosa che tutti sospettavano ma che pochi sapevano davvero. Ora uno studio lo conferma: per sei anni l’Europa ha tentato invano di porre fine alla crisi in Grecia attraverso i prestiti e chiedendo riforme e misure sempre più dure”, sottolineò il quotidiano tedesco, “del fallimento, come ovvio, è maggiormente responsabile la pianificazione dei programmi di salvataggio che il governo greco”. In sostanza, chiosò Rocholl, “i contribuenti europei hanno salvato gli investitori privati”.

 

Se ne accorse anche Massimo D’Alema: 

L’Italia ha pagato il conto per gli altri

Buona parte dell’esposizione – attraverso i fondi salva-Stati europei Efsf ed Esm – è passata quindi dalle banche agli Stati. Il problema è che la cifra concretamente versata dagli Stati come quota dei prestiti non ha corrisposto certo all’esposizione del proprio sistema bancario, bensì alla propria partecipazione nei suddetti fondi.

La Francia:

Pertanto la Francia, che nel 2011 risultava la più esposta con 60 miliardi di crediti a rischio, se l’è cavata sborsando 46 miliardi di euro, (considerando prestiti bilaterali e quote in Bce, Efsf ed Esm) laddove l’Italia, sempre al 2015, aveva versato ben 40 miliardi a fronte di un’esposizione pari ad appena 10 miliardi.

La Spagna:

Ancora peggio è andata alla Spagna, che è passata da un’esposizione quasi nulla a 25 miliardi. La Germania – secondo i dati della Banca internazionale dei regolamenti – risultava esposta per 40 miliardi e ne avrebbe versati in totale 60. Ci ha perso pure Berlino, quindi? Non è così semplice, e non solo perché questi dati non tengono conto dei successivi, complessi spostamenti delle esposizioni e delle plusvalenze sui prestiti realizzate nei tre anni successivi.

“A guardare più da vicino, la ripartizione del credito per tipologia mostra che in realtà sono le banche tedesche le più esposte perché hanno 22,7 miliardi di debito governativo ellenico contro i 15 miliardi della Francia”, spiegava allora Formiche, “ed è proprio il debito governativo quello su cui focalizzarsi, come specifica Boris Groendahl in un articolo di Bloomberg“. Non solo. Se a settembre 2014, “in valore assoluto solo Belgio e Germania avevano incrementato la loro esposizione al settore pubblico greco”, sottolineò Bruegel, “l’unico Paese dove l’esposizione pubblica è aumentata in maniera massiccia come percentuale sul totale è l’Italia”. Tutto questo oggi non potrebbe più accadere. Con la direttiva sul bail-in, a sopportare il prezzo di una crisi bancaria sarebbero i creditori degli istituti, non i contribuenti europei.

Succederà ancora con la crisi di Deutsche Bank?

Ora, la storia sembra ripetersi, con la crisi di Deutsche Bank e le attuali regole in vigore in Europa, il problema dovrebbe rimanere in casa tedesca. Ma siamo sicuri che anche questa volta, magari con la scusa di proporre un’assicurazione Europea sui depositi (un altro passo verso la tanto sognata integrazione Europea) saranno ancora una volta i risparmi Italiani a salvare i conti tedeschi.

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