detersivo disidratato
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Avete mai pensato a quanta plastica buttiamo quando finisce un flacone di shampoo, di bagnoschiuma, o del detersivo per lavare piatti, panni e pavimenti? La soluzione è il detersivo disidratato!

Il detersivo disidratato è la proposta di alcune aziende USA eco-friendly, come Amazon, Blueland e Truman’s a CleanPath per combattere il problema della plastica di cui ormai siamo tutti a conoscenza.
Si tratta di capsule piccole e colorate di concentrato di prodotto. Inserendo la capsula in una bottiglia con dell’acqua aggiunta, e agitando bene, avremo un prodotto pronto all’uso! Perché pochi sanno che più del 90% del contenuto di un flacone di prodotto per pulire la casa è formato da acqua.

Il detersivo disidratato è un prodotto innovativo che permette di ridurre il volume dell’imballo risparmiare sul trasporto; e di conseguenza si ridurranno le emissioni di carburante relative al trasporto.

Sostituire il 20% degli imballaggi di plastica usa e getta solo con il principio attivo

Oggi solo il 5% della plastica prodotta a livello globale viene riciclato. Immaginate lo spreco. Il resto della plastica va a finire nel mare e nei Paesi in via di sviluppo che, come nel caso della Malaysia, “rifiutano i rifiuti” altrui. Spiagge meravigliose e fiumi limpidi si riempiono di involucri delle confezioni.

detersivo disidratato

Alden Wicker, giornalista di Vox ha provato le pastiglie di Blueland raccontando la sua esperienza: “Sono onesta, l’estetica è il motivo principale per cui ho scelto Blueland. Lanciato in occasione della Giornata della Terra nell’aprile 2019, tra tutti i detergenti disidratati in commercio era l’unico che non aveva plastica monouso nel suo sistema di ricarica, oltre a vantare un’ottima certificazione.
Ho ordinato il kit e, pochi giorni dopo, ho ricevuto una semplice scatola di cartone. All’interno, ho trovato tre flaconi spray infrangibili acrilici con il fondo  rosa, giallo o blu caraibico, con su incollata un’etichetta: bagno, multi-superficie, vetro + specchio.
Ho riempito le bottiglie con dell’ acqua di rubinetto, ho scartato tre compresse del colore corrispondente, ho messo gli involucri postmodernisti nel cestino del compost e ho lasciato cadere le compresse nelle bottiglie, dove si sono sciolte come antiacidi. Un’ora dopo, ho usato i detergenti leggermente profumati per pulire il mio piano di lavoro e lo specchio e la mia vasca da bagno
”.

Poi continua: “Ho davvero cercato di trovare qualcosa di sbagliato nei prodotti e non ci sono riuscita. Blueland ha creato una categoria di acquisto completamente nuova, rosicchiando porzioni di mercato. Ho già provato a realizzare da sola i detergenti e mi sono ritrovata con dei frammenti di vetro nel piede dopo che il mio gatto ha spinto il flacone dal bancone. Inoltre, non credo che l’aceto bianco semplice funzioni come i prodotti di pulizia formulati”.

L’idea del detersivo concentrato e disidratato potrebbe funzionare davvero, eppure il concetto è tutt’altro che nuovo.

Pensateci: lo facciamo da secoli, utilizzando tè, limone, aceto, sapone. Sono tutti prodotti eco-compatibili che però abbiamo scelto di utilizzare solo negli ultimi decenni, mettendoli in flaconi di plastica, aggiungendoci poi ingredienti sintetici, aromi, profumi, loghi meravigliosi, carichi di sciocche promesse di salute. Sarebbe ora di cambiare, e tornare un passettino indietro, per andare dieci passi avanti.

detersivo disidratato
“The Plastic Wave” – Scultura a Londra

È davvero questo il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli?

Secondo la ricerca di Blueland, in una casa statunitense media entrano circa 30 bottiglie in plastica monouso di detergente in un anno. Ridurle a zero è una buona cosa, ma non sufficiente: nel 2017, il consumo pro capite americano di acqua in bottiglia è salito di nuovo a 159 litri. In Europa, le bottiglie di plastica per bevande sono il rifiuto più comune trovato nei corsi d’acqua. L’Italia è la prima consumatrice europea di bottigliette di plastica da 0,50 L, seguita da Germania e Ungheria; e la terza consumatrice al mondo, dietro il Messico e la Tailandia.

C’è un’intera isola di plastica nell’Oceano Pacifico che fa rabbrividire al solo pensiero. Le sue dimensioni sono immense: le stime parlano di un minimo di 700.000 km² di estensione fino a più di 10 milioni di km², per un totale di circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti accumulati (c’è chi parla perfino di 100 milioni). Per capirci meglio, le sue dimensioni sono simili a quelle della Penisola Iberica, o maggiori di tutti gli Stati Uniti nella peggiore delle previsioni. È la più grande delle sei isole di spazzatura nel mondo. 

È davvero questo il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli e le nostre figlie?

Federica Fiordalice

MAmanero

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