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Poco più di un quinto di campionato, la seconda sosta della stagione permette già di fare un mini bilancio di questo primo miglio percorso dalla nostra serie A. E quindi, da presuntuosi quali siamo, abbiamo voluto distribuire le pagelle

0 Alle squadre di Genova,
che tengono entrambi gli allenatori in bilico – gli ex Roma Andreazzoli e Di Francesco – e che a livello societario continuano a subire le contestazioni dei propri tifosi. Il fondo della classifica non è il luogo adatto per due realtà del genere e, soprattutto, quando un campionato inizia in questo modo per chi non è abituato a lottare per la salvezza, tirarsene fuori è difficilissimo.

1 All’infermeria della Roma,
che ormai da anni digerisce giocatori come Mr. Creosote de “Il senso della vita”. Diawara e Dzeko, finit sotto i ferri di Villa Stuart, hanno allungato una triste lista che sta mettendo Fonseca in una situazione molto difficile da gestire. “O siamo tutti incompetenti o si gioca troppo”, ha detto l’allenatore portoghese. La risposta devono necessariamente trovarla dentro Trigoria.

2 Al Var e a chi lo contesta.
La tecnologia ha sensibilmente ridotto il margine d’errore degli arbitri ma, nonostante questo, la decisione finale spetta sempre a uno – o più esseri umani. Ciclicamente c’è chi il Var lo subisce o ne trae vantaggio e, ciclicamente, c’è chi si presenta davanti alle telecamere agitando la bandiera dello scandalo. Semplicemente, ogni intervento dell’uomo è imperfetto: che sia quello di fronte a uno schermo o quello di un dirigente che finge di ribellarsi a un sistema in cui è nato e cresciuto.

3 Ai mondiali di atletica a Doha,
Si lo so, non c’entrano nulla con il campionato di serie A ma per il sottoscritto, i mondiali di atletica erano un appuntamento irrinunciabile e, visti orari e qualità delle gare, stavolta li ho saltati di pari passo. Ho rosicato, diremmo dalle nostre parti, perdonate l’uso privato di mezzo pubblico, ma il voto ci sta tutto.

4 al Milan,
Che vince a Genova ma non convince neanche il più ottimista dei tifosi rossoneri.
Senza gioco, senza esperienza, senza leadership nè giovani promettenti. Insomma, una squadra che non sa ancora che tipo di squadra essere e – di certo – tenere sulle spine l’allenatore non sembra il modo migliore per uscire da una crisi d’identità profonda e difficile da guarire.

5 alle squadre di Roma,
che continuano nel loro saliscendi di emozioni e risultati. La Lazio, dopo due vittorie tra Europa e campionato, si ferma nuovamente sulla propria incapacità di segnare nei momenti decisivi. Lasciare il rigore decisivo a Correa, giocatore dalla freddezza sconosciuta, non è sembrata una grande idea. La Roma, martoriata dagli infortuni, continua a subire un’involuzione qualitativa e tecnica da far spavento. Entrambe si giocheranno il quarto posto ma, al momento, lo stanno facendo da sfavorite.

6 al Napoli,
che sembra soffrire particolarmente la nuova dimensione dell’Inter di Conte. Il ruolo di vice Juve – al momento – non tocca più alla squadra di Ancelotti, che segna poco, subisce molto, e non riesce più a imboccare quei binari di gioco che ne avevano fatto una delle realtà più belle e divertenti d’Europa.

7 A Cagliari e Torino,
che hanno fatto un ulteriore salto in avanti nella griglia di partenza del campionato. Merito di un mercato intelligente, nel quale non si sono fatti mancare giocatori d’esperienza e investimenti importanti. A volte, per crescere, basta avere un pizzico di voglia di farlo.

8 All’Inter,
che si ferma solo contro la Juventus ma che ha reinventato la propria essenza, grazie a un allenatore che – come pochi – sa distruggere e riplasmare l’ambiente dal quale viene chiamato per lavorare. Tecnica e operaia, in grado di soffrire e di imporre il proprio ritmo, cinica sotto porta e al limite della tenuta stagna in difesa. Potrebbe aver scavalcato il Napoli al secondo posto della lista dei preferiti in questa serie A, per fare quel passo in più – a oggi – serve solo la spaventosa continuità di chi le sta davanti.

9 Alla Juventus, 
che con la qualità dei suoi singoli è riuscita a rimettere insieme, in pochissimo tempo, i cocci di una rivoluzione tecnica che sembrava aver minato le certezze di un gruppo che ha fatto la storia della società bianconera e del nostro campionato. A San Siro, la dimostrazione di forza è stata clamorosa: primo posto strappato all’Inter, Dybala e Higuain tornati a segnare, e gerarchie ristabilite. Se questa squadra iniziasse a giocare come Sarri comanda, ci sarebbe da divertirsi e non poco.

10 All’Atalanta, 
che contro ogni pronostico – anche quello pessimo del sottoscritto – sta continuano a macinare pagine di storia personale. Vincere due partite nella settimana dell’impegno Champions, è impresa da squadra di livello. In Europa l’avventura non sta proseguendo bene, ma era immaginabile vista la scarsa esperienza. Di questo passo, però, portare nuovamente a Bergamo il quarto posto non sembra un impresa impossibile e, a quel punto, l’esperienza inizierebbe a diventare un’altra qualità del gruppo di Gasperini.

Senza voto Sinisa Mihajlovic,
per il quale l’aggettivo guerriero sembra pleonastico, stucchevole e banale. Uomo è la parola adatta, con tutte le sue debolezze e l’enorme forza di volontà che un animale sociale sa tirar fuori nei momenti di difficoltà.
L’allenatore del Bologna è scavato dalla chemioterapia ma la sua squadra gioca con e per lui, e questo significa solo una cosa: Sinisa c’è, è presente, combatte e detta le sue regole del gioco. Giù il cappello.

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