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0 Ad alcuni tifosi dell’Atalanta,
Che mi costringono, anche questa settimana, a dedicare lo zero in pagella al razzismo. Al 31′ di Atalanta Fiorentina, alcuni tifosi bergamaschi spingono a suon di insulti a sfondo razziale Dalbert a chiedere all’arbitro di sospendere la partita. Detto fatto. 3 minuti senza giocare, per colpa di qualche analfabeta. Il presidente Fifa Infantino ha sottolineato che in Italia la questione è grave ma pretendere che il calcio sia un’isola felice in un mare di mondezza è quantomeno ipocrita.

1 A Ciro Immobile,
Che dopo il gol del momentaneo vantaggio laziale contro il Parma – il 90esimo in maglia biancoceleste –  dopo una buona prestazione complessiva, al momento di dover lasciare il campo a Caicedo, si è prodotto in una protesta plateale contro Simone Inzaghi, reo di averlo tolto dal campo. “Continua, continua pure” gli avrebbe risposto l’allenatore, una volta che il bomber si è seduto in panchina. In un momento delicato come quello della Lazio, screditare un compagno e il proprio allenatore non è proprio l’idea migliore da parte di uno dei leader della squadra. Ma ha chiesto scusa, quindi caso chiuso.

2 A Loris Karius
Che adesso gioca nel Besiktas, per una sorta di esilio dopo la doppia papera in finale di Champions contro il Real Madrid, quando ancora giocava nel Liverpool. Cambiano le latitudini non le abitudini visto che, in una gara di Europa League contro lo Slovan Bratislava, il bellone tedesco ha deciso di lisciare il pallone di testa fuori dalla propria area di rigore e travolgere il proprio difensore, lasciando la porta completamente aperta per il gol del vantaggio degli slovacchi.
Sul ruolo del portiere, Umberto Saba scriveva

Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce
.”

Loris, oltre a Saba c’è un mondo eh.
Troisi ti direbbe “Tu devi uscire, và mmiezo ‘a strada, tocc ‘e femmene, va a arrubbà…”

3 A Mauro Icardi,
Fermo a zero gol con la maglia del PSG ma già abilissimo a scatenare fiumi di parole. “Ho giocato 7 anni nell’Inter ma non abbiamo vinto niente. Era arrivato il momento di andare in un club vincente, che conquista dei titoli. Spero proprio che il PSG mi acquisti la prossima estate”.
Anche perchè, capitano mio capitano, non credo che a Milano abbiano apprezzato questa tua ennesima dimostrazione di sapersi prendere le proprie responsabilità.


4 Alle tournee estive,
Che stanno costringendo le migliori squadre d’Europa a rifiatare, già ad inizio stagione. Le vincitrici dei quattro campionati più importanti – Juventus, Barcellona, Manchester City e Bayern Monaco – hanno perso giocatori per infortuni muscolari e punti in classifica. Ben 19, sicuramente in favore dello spettacolo e dell’equilibrio ma non della logica. Vale veramente la pena caricare i propri calciatori di decine di migliaia di km, ore di volo e fusi orari, in cambio di discrete vagonate di milioni, sponsor e visibilità? Pensandoci bene, in un mondo alla rovescia come quello che la nostra generazione ha la fortuna di abitare, forse si.

5 Al Milan di Marco Giampaolo,
figura mitologica senza testa, senza cuore e con poche buone idee. Nel derby di sabato sera, solo uno dei sei principali acquisti del mercato estivo è sceso in campo dal primo minuto. Risultato? Secco due a zero contro i cugini interisti, il finale poteva essere ben più largo, e identità di squadra lontanissima dall’essere trovata. Giampaolo ha bisogno di tempo, i tifosi del Milan di un progetto serio dopo anni di bizzarri giochi di alta finanza.

6 Alla Lazio,
che dopo le due batoste contro Spal e Cluj, decide di fare la squadra normale. Gioca benino contro il Parma, segna un gol con Immobile nel primo tempo e uno con Marusic nella ripresa. Senza subirne alcuno, e riuscendo ad addormentare una partita che non aveva bisogno ne voglia di svegliarsi bruscamente. Proprio come fa una squadra normale.

7 A Fernando Llorente,
scartato da tante squadre nel corso del mercato estivo e preso dal Napoli proprio negli ultimi giorni di trattative, più per mancanza di alternative che per una precisa strategia. Lo spagnolo ha segnato tre gol nelle ultime due partite, tutti decisivi. Alla faccia di chi lo pensava vecchio, anoressico in zona gol, basso e con gli occhi brutti.

8 All’ Inter di Antonio Conte,
che vince il derby, rimane in testa al campionato a punteggio pieno e dimostra di saper vincere in tutti i modi. Giocando male, giocando così così e giocando bene. Nelle segrete stanze di Appiano Gentile Brozovic e Lukaku litagano, poi scendono in campo e decidono la stracittadina col Milan. Di portare calma nel proprio spogliatoio, Conte non ne ha la minima intenzione.
Pazza, brutta, stronza, bella e incazzosa Inter.

9 Alla Ferrari,
che vince anche a Singapore, in un circuito cittadino dove nessuno aveva piazzato una doppietta in cima al podio. Lo fa la Rossa, togliendosi anche lo sfizio di riportare sul gradino più alto Sebastian Vettel, ex campione del mondo che a Maranello costa 30 milioni l’anno e che ha fatto infuriare il giovane fenomeno Leclerc – che ingordo voleva vincere la terza gara di fila dopo averla dominata per quasi tutta la sua durata. Il mondiale è chiuso, Hamilton lo ha quasi vinto, ma su quel quasi in casa Ferrari cominciano a luccicare gli occhi dei meccanici..

10 ad Alex Zanardi,
che ha stabilito il nuovo record mondiale dell’Ironman paralimpico, poche ore prima di sottoporsi al massacro di un’altro mezzo Ironman (per chi non lo sapesse, un Ironman paralimpico è una gara di triathlon su distanze di 3 km a nuoto in mare – senza gambe eh – 180 km in handbike su strada e una maratona in carrozzina, ndr). Otto ore, venticinque minuti e trenta secondi, l’interminabile tempo con il quale l’ex pilota ha stracciato il suo stesso vecchio record mondiale. Ci sono dei regali che la vita continua a farmi e voglio vivere sino a 200 anni per godermeli tutti”, ha detto all’arrivo.

Chi scrive questo pezzo, di interviste ne ha fatte tante, ma non ho mai incontrato uno sguardo profondo e vivo come quello di Alex Zanardi. Odio la parola esempio ma, di fronte a una persona del genere, ognuno dovrebbe aver il diritto di portarsene un pezzetto a casa.

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