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Crescono i risparmi degli italiani.

Il Sole24Ore riporta ed analizza i dati mensili dell’Abi – l’Associazione Bancaria Italiana. Nell’articolo di Laura Serafini si evidenzia come nel mese di settembre, secondo le rilevazioni, sarebbe aumentata la liquidità sui depositi dell’8% anno su anno, che si attesterebbe a 1.682 miliardi di euro.

Da Febbraio a Settembre i depositi sono aumentati di 100 miliardi, più o meno lo stesso importo di liquidità approntata dal Governo per contrastare la difficile situazione.

Come è possibile che in un momento complicato come questo, gli italiani riescano a mettere da parte dei soldi?

Analizziamo la situazione:

Nel nostro paese ci sono 16,5 milioni di pensionati, 3,5 milioni di dipendenti statali, 5 milioni di addetti in aziende parastatali e municipalizzate (Istat). Per queste categorie ovviamente, non c’è stata nessuna contrazione dei ricavi, come invece è avvenuto per i 16,5 milioni di addetti nel settore privato. I minor incassi delle aziende private, dovuto al confinamento, ha ridotto non solo il fatturato ma anche gli stipendi (cassintegrazione) o ha addirittura annullato gli incassi per tutti i soggetti meno tutelati (partita iva).

Le misure restrittive, da una parte hanno impedito ai privati di incassare, dall’altra hanno impedito a chi percepisce un reddito statale di spendere. La paura di una crisi ancora più grande (seconda ondata del virus) ha portato al rinvio di ogni spesa a tempi migliori.

I risparmi sono un danno per l’economia

Quando crescono i risparmi, senza crescita economica, inevitabilmente la circolazione del denaro rallenta. Con meno denaro in circolazione si innesca un fenomeno molto pericoloso per le economia, la diminuzione dei prezzi: la deflazione

Se, infatti, il calo dei prezzi può sembrare positivo per i consumatori, in realtà la deflazione, quando si consolida, diventa un indice che l’economia gode di pessima salute.

Vedendo i prezzi calare, consumatori e aziende rimandano gli acquisti non indispensabili perché si aspettano che i prezzi continuino a scendere. La domanda, quindi, resta debole, e i produttori riducono ulteriormente i prezzi.

Così, si abbassano i fatturati ed i ricavi e, di conseguenza, le aziende devono tagliare le spese che, normalmente, vuol dire che tagliano posti di lavoro e investimenti. In pratica, l’economia implode su se stessa: ecco perché la deflazione deve far paura.

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L’anello si chiude

Il nostro paese non ha risorse naturali né risorse energetiche e si finanzia esclusivamente con la tassazione del settore privato. Quando la tassazione non è sufficiente a coprire la spesa corrente, ci sono tre strade possibili da percorrere:

La prima è introdurre nuove tasse. Cercando magari di colpire chi ha la liquidità, cosa davvero difficile da fare e spesso si colpisce in modo generalizzato come ad esempio l’aumento dell’IVA o la reintroduzione delle tasse sulla casa. Questa sarebbe davvero una follia, perchè oltre a colpire chi ha aumentato i risparmi, si colpirebbe anche chi un reddito non lo ha più.

La seconda è l’emissione di titoli di Stato remunerativi (B.O.T.). Ovvero aumentare il debito pubblico. Questo strumento però non può essere utilizzato all’infinito perchè gli interessi sul debito devono essere sostenibili, ed essendo soggetti a leggi di mercato (famigerato spread) possono avere pericolose oscillazioni.

La terza è la riduzione della spesa. Pensare oggi di ridurre la spesa pubblica con la contrazione dell’erogazione dei servizi primari (scuola, sanità, servizi sociali) già di per sé molto carenti, è impensabile. Allora si procederà alla riduzione delle retribuzioni.

Quante volte abbiamo sentito “riforma della pensione” ? quando le due parole vengono accostate, c’è quasi sempre una fregatura.

Prima verranno tagliati stipendi milionari e pensioni d’oro, e questo ci renderà tutti un po’ più sereni (ma economicamente è poca cosa sul bilancio). Dopo aver colpito i ricchissimi colpiranno i ricchi e così via, fino a quando scoprirai che il ricco sei tu.

 

 

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