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Non si arresta l’emergenza contagi da coronavirus. E così il Cts raccomanda di prevedere lezioni solo a distanza in tutte le scuole nelle zone rosse regionali o locali, ma anche oltre il superamento di una certa soglia di incidenza, a prescindere dal colore. Da lunedì e fino al 14 marzo scuole chiuse in Campania, Abruzzo e Basilicata, dove la didattica a distanza sarà obbligatoria. Sardegna prima Regione in zona bianca.

Nelle nuove disposizioni del governo, dunque, ci si avvia verso un passo indietro sulle lezioni in presenza in diversi territori, così come già paventato dall’Istituto Superiore di Sanità e invocato da diversi presidenti di Regioni, alcuni dei quali hanno già provveduto con ordinanze locali.

Vincenzo De Luca ( Campania) e Marco Marsilio ( Abruzzo) hanno chiuso tutte le scuole fino al 14 marzo, mentre in Basilicata la didattica a distanza al cento per cento varrà, oltre che per le superiore, per le elementari e le prime medie. In Calabria la didattica in presenza al 50% alle superiori è stata prorogata al 13 marzo.

Secondo ambienti del Cts, ci sarebbe “un impatto dei nuovi contagi nelle scuole, ma differenziato. Per questo sarebbe auspicabile una modulazione delle misure a seconda delle zone, variabile in base a Comuni o Province e non soltanto su base regionale”. Perciò l’ipotesi prevalente è di prevedere la Dad in tutte le scuole nelle zone rosse regionali o in quelle locali, ma anche laddove si registri il superamento di una determinata soglia di incidenza, a prescindere dal colore.

La soglia di cui si è parlato nella riunione dei tecnici si attesta sui 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti, numeri che già determinano il passaggio in zona rossa. L’altra ipotesi, che non è stata oggetto dell’incontro ma riguarda ambienti esterni al Comitato, è di valutare l’incidenza di 100 contagi settimanali su 100mila abitanti e viene supportata da altre componenti.

Non solo chiusure: con la stabilità dei contagi in zona gialla per tre settimane consecutive, le attuali disposizioni sulle lezioni in presenza non dovrebbero cambiare. Quando il verbale del Cts sarà definito, sarà allegato uno studio dell’Iss, sul quadro dei contagi nelle scuole. Già il Cnr, in un’altra ricerca, rileva un legame diretto fra l’ aumento dei ricoveri per Covid nelle unità di terapia intensiva e la riapertura delle scuole.

La linea del governo resta quella di scongiurare le chiusure, ma si è consapevoli che alcune situazioni critiche e l’aumento dei contagi – dovuti soprattutto alla diffusione della variante inglese – necessitano comunque di regole e parametri nazionali. Nel caso di eventuali stop tra i banchi si interverrà per migliorare la didattica a distanza e per rafforzare il sistema di congedo parentale, per aiutare le famiglie.

L’intero Dpcm resta dunque ancora una bozza, ma manca poco per la messa a punto. In queste ore arriverà anche il parere dei governatori, che hanno acquisito il documento: lo stesso ministro per le Autonomie, Mariastella Gelmini, è ora in attesa delle osservazioni delle Regioni, che in generale – pur non bocciando il provvedimento – chiedono di limare le misure sulle chiusure dei ristoranti e sui parrucchieri, mentre sul fronte scuola auspicano più garanzie per l’aspetto dei congedi parentali nel decreto ristori.

Tra gli enti locali c’è invece chi, come il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, manifesta una linea più dura: la riapertura di cinema e teatri “è stata individuata in una giornata simbolica, ma bisognerà vedere cosa succede in queste ore. Se l’indice di contagiosità resterà basso, si potranno sicuramente riaprire con le restrizioni, ma – dice – sarebbe in controtendenza chiudere le scuole perché c’è maggiore diffusione di una variante e contemporaneamente riaprire cinema e teatri, sarebbe una nota stonata”.

Intanto la Sardegna, prima Regione in zona bianca, si prepara a riaperture coordinate con il ministero della Salute: sono 12mila i bar e i ristoranti pronti a apparecchiare i tavoli per aperitivi e cene. Dal primo marzo, invece, Lombardia, Marche e Piemonte saranno arancioni, Basilicata e Molise diventeranno zona rossa. In Emilia Romagna, dal marzo, le province di Rimini, Ravenna e Cesena saranno zona arancione scuro per due settimane. Intanto i riflettori sono puntati sugli assembramenti nell’ultimo weekend prima delle nuove restrizioni.

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