Coronavirus
Coronavirus.
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Novità e fake news sul coronavirus si trasmettono in modo incontrollato per tutta Europa. Spesso più del tasso di trasmissibilità del virus stesso.
Italia e Germania, situate in centro-Europa, hanno delle differenze sostanziali nel gestire le novità riguardanti il virus “cinese”. La comparazione che si terrà di seguito avrà all’interno sia un’analisi di dati, sia uno studio comportamentale della popolazione e dei soggetti comunicativi.

L’influenza italiana.

L’Italia è il terzo paese al mondo per contagiati, subito dopo il Giappone e la Cina. Infatti, nella penisola europea sono stati rilevati circa 280 casi, specialmente al nord. Le misure per affrontare il contagio sono state drastiche. Per alcuni paesini del Nord-Italia, la decisione di alcuni sindaci è stata la quarantena a tempo indeterminato per i cittadini. Altre città più grandi, come Milano, hanno chiuso alcune importanti aziende, per evitare il contagio tra lavoratori. In generale, anche l’interruzione delle attività scolastiche.
Il governo, invece, ha applicato politiche restrittive per la circolazione aerea: voli diretti per la Cina ormai inesistenti. Inoltre, i vari ospedali italiani hanno predisposto interi reparti per la quarantena e per la gestione degli infetti da coronavirus. Non a caso, l’Italia è il primo paese europeo ad aver isolato il virus.

Italia: coronavirus Mania.

Per quanto riguarda invece la trasmissione di notizie riguardanti il nuovo virus, la situazione sembra sia degenerata. Da settimana, infatti, compaiono su tutte le prime pagine giornalistiche titoli accattivanti riguardanti il coronavirus. Articoli che se letti poi accuratamente non riflettono la preoccupazione dei titoli.
Casi sospetti vengono paragonati a quelli accertati, il sospetto di un colpo di tosse è ormai considerato come un chiaro segno di contagio. La differenza tra dubbio e chiarezza è inesistente.
La risposta che ha avuto la popolazione è ancora più tragica. Nonostante le parole del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, la paranoia da infezione è scoppiata. Inoltre, anche se pubblicati ufficiali del ministero degli interni invogliano su come attuare una buona prevenzione, la bolla di paura è esplosa. Gli abitanti italiani hanno una grossa confusione in testa che a volte sfocia nei luoghi comuni e razzismo.

Come affrontare il coronavirus
Come affrontare il coronavirus.

La corsa a comprare mascherine e flaconi di gel-disinfettanti è il risultato di una paura incontrollata e irrazionale. I ponti di umanità costruiti in secoli di costruzione di uno stato di Diritto vengono cancellati dal terrore nei confronti dell’altro. Sembra che la raggiunta chiusura dei (aereo)porti debba necessariamente indirizzare in una chiusura umana.
Parole come “psicosi” ed “allarmismo” sono all’ordine del giorno, rispecchiano la paura per un virus che ha riscontrato poche vittime in Europa. La preoccupazione può essere fondata, ma l’allarme di un’imminente apocalisse è da superficiali.

La tranquillità tedesca.

Differentemente dall’Italia, in Germania i casi accertati sono poco meno di 20 di cui 14 sono stati rilevati in Baviera. Il regime portuale è meno rigido ma questo non presuppone meno controllo. Infatti, le autorità controllano e gestiscono gli aeroporti in modo sostanziale, soprattutto monitorando e controllando i rimpatri dalle regioni asiatiche. Il governo tedesco si è definito all’altezza della allerta ricevuta dal governo cinese. Ma ora si preoccupa dalla nuova ondata dal paese limitrofo (Italia).
Il governo, infatti, ha adottato misure di emergenza per i cittadini che ritornano dalle regioni italiani colpite. Un occhio di riguardo lo hanno anche gli italiani che visitano il paese germanico. Insomma, la idea che la Germania non stia affrontando il coronavirus in modo adeguato è infondata. L’emergenza è percepita in tutta Europa ma con comportamenti diversi.

Germania: coronavirus dove?

La grande distinzione tra i due paesi è nell’atteggiamento. I giornali tedeschi riportano i fatti in modo razionale, in modo da non provocare allarmismo irrazionale. Al contrario dei quotidiani italiani, quelli tedeschi si limitano a riportare i fatti che succedono senza titoli che possano attirare “click”. Le notizie sul coronavirus non vogliono essere strumentalizzate per visibilità ma solamente per informazione. Non a caso, i metodi per prevenire il virus giravano già da una settimana prima del comunicato del ministero degli interni italiano. Come se volessero dire: “non si scherza con questo virus, non vogliamo creare titoli appariscenti per la visibilità”. Non a caso la popolazione tedesca non si è fatta prendere dal panico.
Gli abitanti tedeschi non si sono agitati come quelli italiani, ma con razionalità si preparano a quello che potrebbe succedere, cioè un aumento dei contagiati.
Il panico per questo virus ha infondate ragioni e i tedeschi lo sanno. I mezzi di comunicazione si controllano autonomamente per non creare false news su temi delicati, come il coronavirus. La preoccupazione la sentono ma nella razionalità respingono impulsi di panico.

Coronavirus internazionale.

Anche nella comunità internazionale la soluzione è controversa. Dottori che precisano che abbiamo affrontato virus più gravi e politici che intanto chiudono i possibili mezzi per un contagio più veloce.
Un cittadino a chi dovrebbe credere?
Per ora bisogna affidarsi a fonti ufficiali senza seguire le vie “social” e di semplice comunicazione. La sicurezza è complicata da gestire ma la prima pietra è stata edificata: l’unione tra politica e la comunità tecnica dei medici.
La commissione europea stanzia 230 milioni di euro per aiutare la ricerca per contrastare la diffusione del coronavirus. E la collaborazione tra paesi e comunità scientifica sta avvenendo. Non a caso la commissione ha ammesso: “Vogliamo lodare la risposta rapida e professionale delle autorità italiane nel contrastare la diffusione del coronavirus, abbiamo una eccellente collaborazione con loro nel campo della protezione civile e sono sicuro che l’Italia abbia il personale competente e le strutture efficienti per rispondere in maniera ben coordinata”. Poi continua dicendo: “Poiché i casi di Coronavirus continuano a salire, la salute pubblica è la priorità numero uno. Che si tratti di aumentare la prontezza nella risposta in Europa, in Cina o altrove, la comunità internazionale deve lavorare insieme. L’Europa è qui per svolgere un ruolo di primo piano”.

Conclusione del Coronavirus.

La preoccupazione c’è. La sicurezza anche. Rendiamo un coronavirus meno allarmante di quanto è. Grazie a questa esperienza ampliamo l’umanità e il sistema di diritto, che noi stessi abbiamo creato per accogliere tutti. Non caschiamo nel becero razzismo. Collaboriamo e non lasciamo nessuno indietro, come descrisse Boccaccio nel Decameron:

“E lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell’altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano.”

Non schifiamoci uno dell’altro!

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