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”I miei marinai non devono morire”. E’ un passaggio della lettera che il capitano Brett Cozier, comandante della portaerei Theodore Roosevelt, ha inviato ai vertici militari degli Stati Uniti per sollecitare un intervento.

A bordo della nave è in corso un’epidemia di coronavirus tra i 4000 membri dell’equipaggio. La Theodore Roosevelt ha attraccato a Guam.

Il virus, visti gli spazi ridotti, si diffonde e non è possibile per i marinai isolarsi. ”Servirà una soluzione politica, è la cosa giusta da fare”, scrive Crozier nella lettera di 4 pagine diffusa dal quotidiano San Francisco Chronicle.

”Non siamo in guerra, i marinai non devono morire. Se non interveniamo ora, non stiamo ci stiamo occupando nel modo adeguato del nostro asset più prezioso: i marinai”. Solo una piccola parte dell’equipaggio ha lasciato la nave.

”La malattia si diffonde e accelera”, scrive Cozier, chiedendo ”locali adeguati per la quarantena” a Guam ”il più presto possibile”. ”Rimuovere la maggior parte degli uomini da una portaerei nucleare e isolarli per due settimane potrebbe sembrare una misura straordinaria. E’ un rischio necessario”, aggiunge.

”Tenere a bordo 4000 giovani uomini e donne è un rischio non necessario e viola il rapporto di fiducia con quei marinai che confidano nelle nostre cure”.

Alla Cnn, il segretario alla Marina Thomas Modly ha spiegato che ”negli ultimi 7 giorni si è lavorato per trasferire i marinai dalla nave e trovare una sistemazione a Guam”, dove però ”non ci sono sufficienti posti letto”. Per questo, si lavora a soluzioni alternative.

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