copyright

Ai microfoni di Non è la Radio, nella trasmissione Non è Fiorello, è intervenuto oggi il portavoce di Wikimedia Italia, Maurizio Codogno, per parlarci sulla nuova legge sul copyright e di come andrà a cambiare il nostro utilizzo di internet, ma non solo.

Di che cosa tratta questa legge sul copyright, quali sono i nodi fondamentali di questo provvedimento europeo?

Allora la legge migliora e aggiorna la direttiva sul commercio elettronico, presente dal 2001. Non è direttamente collegato al copyright, anzi se naturalmente conta molto.
Tra i vari punti che ci sono per l’utente finale, ossia per noi, è che non vedremo nulla di diverso, vedremo probabilmente meno cose, ma non dobbiamo preoccuparci per multe.
Quello che succederà, dopo che i vari parlamenti nazionali la faranno diventare nazionale, saranno due cose: la prima, chi accoglie notizie dai vari media e copia anche un solo pezzettino di notizia, si vedrà aggiunto un altro tipo di copyright e bisognerà perciò chiedere una licenza di editore per farlo e pagare dei soldi.
La seconda cosa riguarda le piattaforme che raccolgono materiale caricato dagli utenti. Banalmente pensiamo a Youtube o Facebook. Adesso quello che succede è che le piattaforme non sono responsabili di quello che fanno gli utenti. Quello che devono fare è che se qualcuno carica un file sotto copyright, la stessa piattaforma ha il dovere di toglierlo subito. Quello che si farà quando la direttiva sarà approvata sarà diverso: o si chiede la licenza, quindi si paga e si rimane in questa situazione, oppure non si chiede la licenza e bisogna dimostrare che si è fatto tutto il possibile per evitare che questi file fossero caricati. Come? Le piattaforme grandi, come Youtube o Facebook avranno il lavoro facilitato grazie a degli algoritmi automatici che controllano il copyright, ed ecco spiegato il motivo per cui probabilmente vedremo meno cose. Ma cosa faranno le piattaforme piccole è sconosciuto: o pagheranno o cominceranno a dover affittare da Facebook questi algoritmi, anziché i titolari dei diritti.

Ma è un provvedimento che va a minare quello che è il fondamento originario di Internet, quindi la libertà d’espressione?

Se appunto questi algoritmi automatici diventeranno molto forti, rischiamo davvero di avere la libertà d’espressione ridotta. Poi siamo sempre lì, perché comunque non sappiamo ancora come verrà implementata, quanto riusciremo ad avere delle vie d’uscita. Finché avremo un controllo manuale, sappiamo chi sono i colpevoli nel caso la libertà d’espressione venga ridotta. Quando però abbiamo degli algoritmi, cosa facciamo? La situazione è indubbiamente complicata.

Per esempio io leggo che chi si è schierato a favore di questa iniziativa è stato accusato di essere dalla parte dei grandi colossi tecnologici, perché consentirebbe di pubblicare contenuti senza pagare un equo compenso. 

Diciamo che l’equo compenso lo pagava, senza accorgersene, anche quella persona che andava a comprare un dvd per salvarsi le foto dei suoi bambini, perché c’era il dubbio che utilizzasse quel dvd per scopi pirateschi e quella parte di somma andava destinata alle società che gestivano i diritti. La direttiva non parla degli autori, ma di chi gestisce i diritti.
La seconda cosa, sempre legata all’equo compenso, è che questa direttiva non ha la possibilità di fare qualcosa contro siti che trattano davvero di contenuti pirati, perché sono siti che chiaramente non vanno a pagare la licenza per mettersi in regola.

Quindi praticamente è una normativa che andrebbe a sfavorire chi segue le regole e a dare vantaggi a chi non le segue?

Non è che favorisca chi non segue le regole. Il pensiero di chi l’ha ideata sarebbe che chi segue le regole prende dei soldi dei suoi proventi per darli ai gestori dei diritti nel caso che appunto venga caricato qualcosa sotto copyright.
Non sappiamo se funzionerà perché per esempio per il primo articolo, a proposito degli aggregatori di notizie, sappiamo che in Spagna hanno fatto una legge simile e il risultato è stato che Google News non ha più il servizio in spagnolo e quindi i soldi non sono arrivati in ogni caso.
La teoria perciò è questa: si parla di value gap, divario di valore, tra il valore che hanno Google e Facebook, e quello che hanno i possessori dei diritti. Che ci sia questo divario è sicuro. Ma che questa direttiva sia il modo più logico e semplice per ridurre questo divario, non ne sono molto sicuro.

Parlando più in generale, pensi che Internet sia uno strumento arginabile in futuro? Ossia regolamentabile, perché c’è molta pirateria…

La società europea che controlla i copyright ha pubblicamente affermato che la quantità di contenuti piratati sta diminuendo, perché ci sono programmi, prendi Spotify, che si possono pagare ed essere sicuri di non avere problemi coi diritti.
Internet perciò è cambiato in questi anni, ma non è detto che sia cambiato verso la pirateria. Quello che penso io, è che sta succedendo qualcosa di diverso, ossia stiamo avendo una omologazione. Quindi la libertà ce la dobbiamo creare noi. Noi “vecchietti” della rete continuiamo ad avere le nostre nicchie di discussione, di punti di confronto, mentre la gente preferisce andare nelle piattaforme comuni.

Una domanda dal punto di vista più concettuale e va un po’ più sull’opinione. Le riporto le parole di Axel Voss, ossia il principale sostenitore di questo provvedimento. “Google, Facebook e Youtube diffondono disinformazione e dimostrano quanto sia facile strumentalizzare soprattutto i giovani”. Secondo lei questa frase censura, con la scusa di salvaguardare i giovani?

A me fa ridere perché, pensateci: cosa fa questa direttiva contro la disinformazione? Nulla. Quindi può dire tante cose che però non hanno a che fare con questa direttiva.
A settembre quando c’è stato il secondo voto, hanno aggiunto dei nuovi commi, e uno di questi, che non è nella versione definitiva, lo chiamavo “Quello del calcio”. Se ricordate, la RAI ad un certo punto non aveva più il diritto delle partite, perché li aveva presi Mediaset. Cosa facevano Quelli del Calcio? Filmavano il campo vuoto prima della partita e non facevano vedere nulla dell’incontro.
In questo articolo, quando Voss disse di non essersi accorto che era stato inserito nella direttiva, pensa quanto potessero essere stati attenti, era stato aggiunto questo comma separato che diceva che chi aveva i diritti dell’evento sportivo, aveva automaticamente anche i diritti di tutto ciò che stava intorno, quindi appunto anche le riprese di Quelli del Calcio.
Pensate a quanto sia illogico questo ragionamento, perché un conto è la partita vera e propria, un conto è quello che c’è intorno, e pensate soprattutto cosa succederebbe se sugli spalti mettessero dei cartelloni e slogan razzisti: chi ha i diritti decide di non farli vedere e chi non li ha non può far vedere nulla. Fortunatamente è stato tolto questo comma, ma lascia capire come questa direttiva, nonostante sia andata avanti per anni, sia stata trattata in maniera non del tutto ottimale.

Maurizio, un’ultima domanda: prova a immaginare che cosa sarà Internet tra 10 anni, quali saranno le nuove frontiere di Internet o se abbiamo già esplorato tutto il potenziale di questo strumento che è veramente una delle più grandi invenzioni dell’uomo.

Dunque, facciamo un ragionamento al rovescio. 10 anni fa io non avrei mai creduto che il mobile avrebbe avuto tutto questo successo. Ormai chi lavora sul fisso è gente come me che appartiene alla categoria “dinosauri della rete”, anche se è chiaro che anche noi utilizziamo il telefonino come tutti gli altri, ma continuiamo a preferire il fisso. Quindi, chissà cosa ci sarà tra 10 anni? Secondo me tra 10 anni ci sarà qualcosa che noi non conosciamo ancora.

Grazie a Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia.

 

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Federica Fiordalice

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