Bar Lazio
onlusAssociazione la compagnia di gesù
olsa
True Beauty lab

Se Roberto Benigni fosse il pubblico opinionista di questi giorni non sarebbe contento. D’altronde chi lo sarebbe? In fondo potremmo tutti chiederci se conti davvero più il potere o il dettato della Costituzione. E la politica di questi anni, anzi quella degli ultimi decenni ce l’ha ben dimostrato. Neanche “la carta più bella del mondo” regge il confronto con chi occupa i vertici della politica. Le materie giuridiche sono pura speculazione ed i costituzionalisti non sono che studiosi di mitologia. Anche Sabino Cassese pochi giorni fa, intervistato a proposito allo strumento del dpcm, da saggio costituzionalista quale è non ha avuto che da ribadire l’ideale realtà:

“La pandemia non è una guerra. I pieni poteri al governo non sono legittimi”

Allora conta più la Costituzione od il potere?

E’ necessario fare un recap colettivo sul significato di decreto ministeriale e sul come sarebbe utilizzato in tempi normali. In pratica i sistemi costituzionali funzionano un po’ come una piramide sociale. Alla base vi è la costituzione che è come il terreno fertile che permette a tutte le altre fonti di germogliare. Normalmente le fonti primarie ( la legge ordinaria) regolano la nostra vita. Anche questa è un’assunzione alquanto cattedratica. Dagli anni 80 in poi il Governo e la sempre più tendenziale predsidenzializzazione del nostro sistema ha provveduto a sostitutire l’arena parlamentare con il ruolo preminente del Governo. Più veloce, più smart, direbbe qualcuno. La legge discussa, avversata e votata in Parlamento prevede un procedimento giustamente lento, tavolta anche troppo farraginoso. Ma è questo che si aspettavano i nostri padri costituenti quando il 1 Gennaio 1948 entrò in vigore la madre di tutte le leggi.

Ora, un decreto ministeriale non potrebbe secondo Costituzione regolare aspetti così importanti della nostra vita che normalmente sono coperti da riserva assoluta di legge. E la compressione di diritti civili fondamentali come la libertà personale (art 13), di circolazione (art 16) e di iniziativa economica (art 41) sono materie per le quali in America si protesta in sella ai SUV. Normalmente questi sono atti amministrativi ed in quanto tali specificano, regolano gli aspetti più minuti delle loro corrispondenti disposizioni legislative che ne sono il fondamento.

Siamo alle prese con lo stato di guerra?

La gustificazione primaria all’operato della Presidenza ha descritto un’ assoluta novità e straodinarietà della situazione attuale. Ma se il virus fosse stato un esercito, le mascherine le armi ed i reparti Covid fossero stati ospedali campali allora sarebbe stato dichiarato lo stato di Guerra. Vedi l’art 78 Cost. che a seguito di deliberazione delle Camere conferiscono al Governo i poteri necessari. Non siamo in uno stato di guerra, e per quanto un fenomeno mondiale tale costituisca una speccatura verso una nuova età moderna non ci sono elementi di similuitudine con la nostra vecchia concezione di guerra.

Nel nostro testo costituzionale, a differenza della carta francese o di quella tedesca non vi è menzionata alcuna possibile situazione di emergenza o necessità. Differenza abissale con quella ungherese. Il caso è emblematico dato che nella riforma voluta da Orbàn nel 2012 si sono previsti diversi  casi di sfumature di emergenza, ognuna declinando la sua giustificazione di potere accentrato.

Dal 31 Gennaio ad oggi

Ripercorrendo a ritroso, il 31 Gennaio venne dichiarato la stato di emergenza nel nostro paese, subito dopo la dichiarazione dell’OMS di una pandemia in corso. Da lì la prima font di rango primario fu il  con il quale il Governo si assumeva la responsabilità di attuare misure più specifiche di quanto previsto nel suddetto decreto. Come ben sappiamo l’atto di fonte pimaria del Governo è stato presentato in Parlamento per essere convertito, dato che se ciò non avviene entro 60 gg esso perde efficacia. Decreto tra l’altro che ai tempi venne approvato con quasi unanimità. Forse ancora si paventava un governo di solidarietà nazionale.

Per poi vedere il suo tiro corretto con un successivo decreto legge, ancora in fase di conversione alle Camere, del 25 marzo 2020. Per il restante del tempo la nostra vita è stata regolata da decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e da Ordinanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Strumenti che tra l’altro sarebbero dovuti provenire dal Ministero della Salute ( ce lo riorda Cassese). La domanda più importante rimane sul controllo di legittimità di questi atti. Non è la nostra Corte Costituzionale ad esservi deputata. Ma semmai il giudice amministrativo, controllo che può avviare in un tempo decisamente molto ristretto ed incidentale. Si deduce che sono atti paradossalmente insindacabili e quasi protetti da una certa omertà della maggior parte dei giuristi. La stessa Marta Cartabia, attuale presidente della Corte Costituzionale ha affermato che il giudizio su certi atti si rivelerebbe squisitamente politico.

La domanda se conti più la Costiuzione od il potere investe l’intera struttura del nostro sistema giuridico e quindi anche sociale. La Meloni protesta davanti a Montecitorio, Salvini occupa la Camera. Ma rimettere al centro il principio di legalità e la garanzia della pubblicità del dibattito in un’arena non è solo una scusa per giocare a guardie e ladri. Questa involuzione democratica, fuori dalle ormai stringenti necessità di una stuazione di emergenza, dovrebbe essere materia che trascende la contingenza della propaganda.

L’app immuni

Ed ancora più importante è la questione dell’applicazione Immuni. Qui si capirà in cosa consiste il potere ed in cosa rimane la nostra Costituzione. Il contact tracing non è un provvedimento che possa essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale tramite Dpcm. Ma dovremmo augurarci che non venga fatto neanche tramite Decreto legge. L’app è ancora al vaglio. Al di là della protezione dei dati personali, che sembra essere scontro ideologico per coloro che giustamente sottolineano l’assurdità di una contrapposizione salute/privacy, è la questione di come regolamentare il rapporto con l’applicazione a destare sospetti.

Sarà su base volontaria? Certo, sarebbe fantascientifico prevedere sanzioni per chi non la scarica. E se le catene di supermercati, l’accesso agli uffici della pubblica amministrazione, le bibliotche, le università con provvediementi del tutto autonomi cominciassero a vietare l’accesso a coloro che ne sono sprovvisti? Sarebbe davvero ancora una scelta autonoma dell’invididuo? Ci sarà una legge che con un linguaggio chiaro lo impedirà?

Il dubbio sembra lecito. E lo stesso dubbio necessita di passare attraverso una discussione parlamentare. Solo allora avremo un’ulteriore segnale di allarme per capire se conta davvero più la Costituzione od il potere.

Claudia Comandini

ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE YOUTUBE

SEGUICI SU FACEBOOK TWITTER INSTAGRAM

krav-maga-national-academy
Mad Global Service
serral-3x3
Groupama Agenzia Roma Aurelio di Alessandro Buttinelli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here