Il Monte Everest
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Ines Zucchinelli, 53enne di Lodi ha compiuto un’impresa, raggiungendo gli 8.848 mt slm dell’Everest ma lo ha fatto di notte, non potendo godersi il panorama.

L’italiana ha raggiunto la cima partendo dal versante tibetano, il 23 maggio scorso, nella stessa settimana in cui dal versante nepalese, nel tentativo di raggiungere la cima, sono morte 11 persone.

“Siamo arrivati in vetta alle 4:00 di notte, a una temperatura di -40°C, non si vedeva nulla e siamo stati 10 minuti, poi lo sherpa ci ha fatto riscendere”. Ha dichiarato Ines intervistata dal Corriere della Sera.

Nella stessa settimana sul versante nepalese c’erano stati 11 morti causati dal sovraffollamento dei sentieri ma la Zucchinelli racconta di problemi anche sul versante tibetano: “Nel mio stesso giorno erano programmate 90 salite solo dal versante tibetano, il governo cinese aveva rilasciato 140 permessi, anche sul nostro versante c’è stato un morto. Un uomo è stato visto cadere da una scaletta, poi non lo abbiamo più visto“.

La stessa Ines dice di aver avuto problemi durante la discesa: “A un certo punto ho finito l’ossigeno e ho iniziato a perdere lucidità e a barcollare fino a che non sono caduta, per fortuna, il mio sherpa è stato bravissimo a sostituire la bombola”.

Quello del sovraffollamento dei sentieri che portano all’Everest è un problema che dura ormai da vent’anni, sono tante le agenzie che pubblicizzano viaggi sul tetto del mondo a prezzi esorbitanti e al costo della vita. Un vero e proprio business.

Da un problema se ne aggiunge un altro, l’inquinamento. Sono tantissimi i rifiuti lasciati sul percorso, tra bottiglie di plastica, attrezzi e bombole d’ossigeno e corpi umani.

Secondo quanto riporta Il Messaggero infatti, una spedizione è partita verso la vetta arrivando fin dove ha potuto, per effettuare una vera e propria opera di pulizia recuperando 12,1 tonnellate di spazzatura e quattro cadaveri.

 

 

Leonardo Orsi

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