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Oltre al coronavirus, la peste nera. Dopo i casi riscontrati in Mongolia nell’ultima settimana, adesso la Cina deve fare i conti anche con lo Yersinia pestis, lo stesso batterio che nel XIV secolo uccise 50 milioni di persone in tutto il pianeta.

Il ritorno di fiamma della peste è stato riscontrato nell’area settentrionale della Cina, precisamente nella regione autonoma cinese della Mongolia Interna. Secondo quanto riferisce l’emittente televisiva Cgtn, le autorità locali hanno confermato un caso di peste bubbonica.

L’infezione è stata segnalata per la prima volta come sospetta sabato 4 luglio, presso l’ospedale popolare di Urad Middle Banner, nella città di Bayannur. Il paziente è un pastore locale, subito messo in quarantena. Le sue condizioni appaiono stabili.

Nel frattempo la commissione municipale di Bayannur ha emesso un avvertimento di livello tre per la prevenzione e il controllo della peste, che durerà fino alla fine del 2020. La stessa commissione ha inoltre esortato il pubblico a rafforzare l’attenzione, visto che la città è a rischio di infezioni con la trasmissione da uomo a uomo.

Tra i suggerimenti dati ai cittadini troviamo l’invito a non consumare e cacciare animali che potrebbero causare infezioni. Le autorità hanno poi chiesto alla popolazione di riferire di eventuali scoperte di marmotte malate o morte, e di segnalare casi sospetti di peste, pazienti con febbre alta ed eventuali decessi improvvisi.

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