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A Santiago del Cile continua il regime di Toque de queda, come viene chiamato il coprifuoco, in seguito alla forti proteste per le politiche liberiste e inique del governo di Sebastian Pinera. Molti quartieri della capitale cilena, e diversi comuni delle altre provincie, stanno disubbidendo al coprifuoco. Nelle immagini trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo, si vedono solamente le proteste degli studenti e della popolazione civile, i saccheggi e gli incendi esplosi in tutta la città.

Non vengono mostrati, però, i soprusi che i militari stanno perpetrando ormai da giorni, ripetendo con una fedeltà paurosa quanto – in Cile – non si vedeva ormai da oltre trent’anni. Da Coquimbo a Valparaiso, da Calama passando per la Serena: pacifiche località del nord e del sud, luoghi per lo più di vacanza e lontani anni luce dal fermento politico e culturale di Santiago, stretti nella morsa di terrore dei militari.

Non è un caso che l’ultimo coprifuoco risale proprio alla fine del regime di Pinochet, quando un tentativo di attentato nei confronti del dittatore portò il governo a stabilire il Toque de queda.

In alcuni quartieri della città sta mancando l’acqua – e in un video diffuso su twitter si vede un camion dei militari abbandonare l’impianto de Aguas Andinas, una delle società che diffonde acqua a tutto il paese – la maggior parte dei supermercati è chiusa, le scuole sono chiuse, in città regna il caos.

Molti caselli autostradali sono stati dati alle fiamme, ben 49 stazioni della metropolitana sono incendiate, una triste ripetizione di quanto accaduto nel 1973 nell’immediato pre Pinochet, quando un blocco stradale impedì a Santiago di comunicare col resto del paese.

Il presidente Sebastian Pinera – che nelle scorse ore è stato avvistato e fotografato in pizzeria a festeggiare il compleanno del nipote – ha dichiarato che il paese è in guerra.

Per strada, nei palazzi, il rito del cacerolazo – l’assordante rumore dei mestoli di legno sulle pentole, una protesta simbolica e pacifica che risale proprio ai tempi di Pinochet – scandisce il tempo di una città che deve fare i conti ancora una volta con i propri fantasmi. Le nuove generazioni, quelle che di Pinochet hanno solo sentito parlare, non hanno paura de los carabineros e dei militari, ma la situazione è molto lontana dal potersi dire sotto controllo. I morti ufficiali sono 10 ma, soprattutto nelle pòblacion – i quartieri più poveri e malfamati – il numero è decisamente più alto nonostante non se ne abbiano notizie ufficiali. E, in tutto il Sudamerica, la rabbia sociale è in una continua esplosione, sobillata da un potere nascosto ma che non fa nulla per non mostrare la sua faccia peggiore.

(Foto @Frente Fotogràfico)

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