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«Sul caso Moro si dice di tutto, l’unica certezza è che le cose non sono andate come ci hanno raccontato Stato e Brigate Rosse». Parola di un giornalista che del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro, avvenuto nel 1978, ne sa davvero tanto. Stiamo parlando di Gianluca Cicinelli, autore del documentario Coperti a Destra, un lavoro giornalistico che analizza il momento del sequestro da un punto vista prevalentemente tecnico. Lo abbiamo intervistato per Non è la Radio.

Gianluca, perché il tuo documentario porta questo titolo?
«Nella versione ufficiale concordata da Stato e Br sul lato destro di via Fani, luogo romano in cui avvenne il rapimento di Moro, non è riportata nessuna presenza. Io spiego, attraverso inedite prove balistiche, che invece qualcuno sparò da destra, a differenza di quanto riportato nel memoriale Morucci e nella perizia della Polizia di Stato del 2015. E poi  ci sono state coperture a destra di altra natura...».

Perché esistono questo tipo di omissioni nelle versioni ufficiali?
«La ricostruzione ufficiale della verità sul caso Moro risponde purtroppo a esigenze più politiche che storiche e processuali. Le bugie vengono dette in primo luogo perché coinvolgere nuove persone significa provocare nuove condanne per ergastolo».

Eppure esistono anche recenti indagini da parte del Parlamento italiano sul caso Moro, che hai anche consultato…
«Sono rimasto indignato dal lavoro svolto dalla commissione parlamentare Moro 2 della scorsa legislatura. Persino banali confusioni di nomi e ruoli di persone coinvolte…si è finito per fare un vergognoso tentativo di coprire le omissioni di Stato degli ultimi 40 anni. La commissione aveva affidato tutte le perizie alla polizia scientifica che ha fatto un grande utilizzo di soldi e mezzi tecnici; ciononostante il lavoro è stato svolto con grande superficialità e ha disatteso tutte le aspettative. Addirittura direi che la perizia del 1978 è molto più affidabile!
Faccio notare inoltre che i deputati del Pd presenti nella commissione (in primis Beppe Fioroni, che ne ha diretto i lavori, e Gero Grassi) hanno subito una strana sorte: non sono stati rieletti. Magari ciò è avvenuto anche per altri motivi, ma comunque occuparsi del caso Moro non gli ha portato fortuna».

Nel documentario fai un excursus sull’organizzazione terroristica tedesca Rote Armee Fraktion (RAF). Per caso vuoi supporre che a destra coprivano loro?
«No. Quella del superkiller tedesco è una supposizione fatta da alcune testimonianze che hanno sentito una persona dare ordini in una lingua straniera a via Fani. È vero che nel sequestro Moro è stata utilizzata la stessa tecnica del rapimento di Hanss-Martin Schleyer, ex-gerarca nazista e allora capo di Confindustria, avvenuto nel 1977 e compiuto proprio dalla Raf….ma pur non potendo escludere la presenza dei terroristi tedeschi a via Fani non possiamo nemmeno dimostrarla. Io nel documentario parlo di questo gruppo più che altro per ricollegare le relazioni internazionali intessute dalle Br».

Cosa ne pensi di quelle ricostruzioni che inseriscono l’omicidio Moro all’interno di trame portate avanti dagli angloamericani?
«Indipendentemente da chi abbia sparato, l’uccisione di Aldo Moro faceva comodo agli Usa, all’Urss e a chiunque fosse contrario alla rottura della divisione in Europa in due decisa a Yalta. Però non ci sono fatti documentati che l’azione sia stata studiata a tavolino da altri soggetti che non fossero le Br».

In questo periodo stai portando avanti una serie di dirette su YouTube per approfondire i temi di Coperti a Destra, che invitiamo tutti a seguire…
«I talk che sto facendo sono un po’ diversi dal documentario, che è polemicamente molto tecnico e concentrato sui reperti balistici. In questi nuovi video invece mi concentro sulle questioni storiche e politiche intorno al caso. La lotta armata, in fondo, nasceva in un contesto di lotta sociale piuttosto violenta, e qualche consenso i brigatisti erano riusciti ad attrarlo. Il nemico vero per loro era il Pci, accusato di aver tradito la sua missione da sinistra; ma come ricordava Rossana Rossanda in un famoso articolo su Il Manifesto, in fondo l’album di famiglia era comunque lo stesso».

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA A GIANLUCA CICINELLI:

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L’ultima puntata delle dirette video di Gianluca Cicinelli sul caso Moro

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