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Dalla dichiarazione del presidente del Consiglio Conte, tra colpi di dpcm e manici di scopa, si sollevano numerose questioni. Non solo quella relativa alla stoica e serafica pazienza degli Italiani, ma anche quella della libera interpretazione del dettato dei decreti legge. Chi sono i congiunti? Per quanto ancora ci illuderanno dell’insopprimibile necessità della ripartenza?

Bene, che un decreto legge si componga di 70 pagine è l’unico spauracchio che possa impedire alla gente di leggerlo. D’altronde ci riguarda tutti da vicino, ma dovremo attendere le specificazioni sul sito della presidenza del Consiglio per vederci chiaro. Una sola cosa è sicura. Non si darà il via a nessuna fase 2. E che non mi si venga a dire, alla Renzi, che questa è una fase 2.0.

Cosa è cambiato?

Sostanzialmente dal 4 Maggio, che sembrava essere lo spartiacque tra l’età della quarantena e una modernità declinata dal distanziamento sociale, cambierà poco e niente. Con l’ulteriore panzana che la conferenza stampa ci ha rifilato sotto gli occhi. Qualche attività considerata strategica (bisognerebbe capire se sia Colao a decidere che cosa si possa contenere strategico nell’industria del made in Italy) potrà ripartire con la produzione. Di bar e ristoranti se ne vedrà l’ombra solamente dal 1 Giugno. Nel frattempo ne vedremo la consegna. Effettuata dagli stessi runners che vengono multati dalle forze dell’ordine nel prendere una piccola devizione dal traggitto. L’ammenda è una questione di simpatia personale, più che di criterio legale. O forse di una rinnovata schiera di sceriffi del Far West. Dove l’uomo in divisa sacrifica il portafoglio del cittadino, e la sua responsabilità civica, in nome della Salus Rei publicae.

A libera interpretazione

Ed è proprio questa la paura che si insinua. Quella della libera interpretazione delle parole contenute nei provvedimenti.

Secondo quanto riferisce l’articolo 1, Comma 1, del nuovo dpcm 26 Aprile annunciato ieri sera da un Conte in caduta libera, queste sono le novità in materia di spostamenti:

“Sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni
di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare
congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di
almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie; in ogni caso, è fatto divieto
tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una
regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze
lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; è in ogni caso consentito il rientro presso
il proprio domicilio, abitazione o residenza”

I più potranno chiedersi  se la conferenza stampa non fosse solamente un modo per mantenere il contatto con i cittadini. Per riempire i buchi lasciati dalla comunicazione poco chiara del Governo. E’ facile costringere la popolazione a rimanere in casa, infarcendola anche di retorica sulle virtà civiche dell’Italiano. Più difficile è comunicare delle disposizioni chiare e ragionare sui procedimenti logici, razionali e scientifici che sottostanno alle decisioni prese nei vari ministeri. In questo la Germania si è dimostrata l’erede del positivismo logico. La Merkel è apparsa molte meno volte di Conte in conferenza stampa. Ma ha senz’altro da scienziata, atteggiamento del quale ne risente la sua formazione, spiegato le decisoni prese e le loro ragioni.

Quindi chi sono i congiunti?

Si è forse scelta una definizione di diritto penale a causa della formazione giuridica del nostro Presidente del Consiglio? Ebbene, la definizione è quanto mai rocambolesca per coloro che si troveranno dopo il 4 Maggio a doversi confrontare con l’autocertificazione ed i suoi spavaldi difensori. Secondo il Codice Penale ex art 307, Comma 4 abbiamo solamente una chiara definizione di prossimi congiunti:

“Agli effetti della legge penale, s’intendono per i prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole.”

Definizione quanto mai opaca e nebulosa invece nel campo del diritto civile. Figuriamoci quando si tratterà di attuarla nella nostra realtà quotidiana. In passato, infatti, per “prossimi congiunti” si intendevano “soggetti uniti fra loro non solo da un vincolo meramente affettivo…ma affettivo-giuridico, che riposi cioè su rapporti che costituiscono fonti di reciproci diritti-doveri” (T. Trento, 19.5.1995. Si veda, altresì, Cass. civ., 1845/1976).

Di recente, viceversa, si è chiarito che il riferimento ai prossimi congiunti della vittima primaria dell’illecito civile, deve essere inteso nel senso che, in presenza di un saldo e duraturo legame affettivo, si possa “prescindere dall’esistenza di rapporti di parentela o affinità giuridicamente rilevanti come tali” (Cass. Pen., 46351/2014, che fa rientrare, ai fini del risarcimento, tra i “prossimi congiunti” la fidanzata della vittima primaria dell’illecito. Cfr., inoltre, T. Firenze, 26.3.2015). Questo vuol dire che pur in assenza di legami giuridicamente rilevanti si ricade in questa previsione.

Un appunto bisogna farlo, in questa delineatura ricadono anche tutte la parti dell’unione civile. Ovvero si considera compresa nella definizone di prossimo congiunto anche la persona unita con individuo dello stesso sesso.

Chi sono gli esclusi allora?

Praticamente tutti coloro non rientranti nella definzione tradizione di famiglia. Definizione che ricordo a tutti deriva da una concettualizzazione stereotipata e arcaica nonchè stendardo del famoso congresso di Verona dell’anno scorso (quello dei feti gadget). Non si può paventare una nuova fase della politica italiana, dell’economia e della trasparenza quando le soluzioni sono ancora un privilegio. Non stupisce che tale iniziativa sia stata presa da colui che si vocifera voglia costituire un nuovo polo cattolico di rifondazione centrista.

Come dichiarato da Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, la quasi totalità della comunità LGBTQI+ che ha costituito la propria rete familiare su indivdui non consanguinei, è totalmente esclusa dalle possibilità di spostamento. Si tratta di persone che magari sono state emarginate dalle proprie famiglie e che hanno compensato gli affetti tramite altri tipi di legami. Ma non solo. Tutti coloro che ancora non convivono oppure fanno parte di famiglie allargate e che non risultano dalla carta stampata come congiunti hanno subito finora una distanziamento fisico ma anche relazionale.

Nelle famose Task forces, non è presente nessun tipo di altra sensibilità comunitaria. Non ci sono rappresentanti di alcuna minoranza etnica, nè tantomeno della comunità LGBTQI+. Ancora una volta a significare quanto gli interessi di chi è numericamente in minoranza siano strumentale solo per la propaganda elettorale.

L’unica speranza rimane in un’assenza. Ovvero quella dell’aggettivo prossimi. 

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Claudia Comandini

 

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