L’ottavo giorno Dio creò gli influencer e vide che in certi casi non era cosa buona e giusta, pensò anche che probabilmente dopo il settimo giorno avrebbe dovuto riposarsi molto di più.

E si perchè questa sue creature non è che gli siano venute cosi bene, forse quelle teste andavano riempite leggermente di più e meglio.

Ma andiamo ai fatti.

In queste ultime settimane si è tornati a parlare molto del disastro nucleare di Chernobyl del 1986 grazie all’omonima serie tv della HBO, miniserie in onda su sky che racconta con grandissima accuratezza il disastro nucleare nella centrale dell’allora Unione Sovietica.

Un disastro senza precedenti che costò la vita a migliaia di persone, ancora più numerose quelle con danni permanenti, centinaia i morti nelle primissime ore tra pompieri, tecnici e addetti ai lavori, che con estremo sacrificio cercarono in tutti i modi di arginare, con i pochi mezzi e conoscenze a disposizione, la catastrofe.

Chernobyl è stata fin sa subito una serie molto apprezzata; premiata con degli ascolti da record,  riesce fin da subito ad immergerci completamente in quelle ore tragiche piene di angoscia, vane speranze e folli decisioni.

Chernobyl è una storia che racconta di angoscia, paura, eroismo e codardia allo stesso tempo, di politica e di  ideologia messa davanti a tutto, anche al buon senso, è la storia che ci racconta di un sistema che si avvia al suo inesorabile e giusto declino.

Chernobyl è una storia seria.

Le autorità ucraine hanno consentito l’accesso al sito solamente una decina di anni fa, rimane infatti una delle zone più contaminate del pianeta e i tour operator che organizzano le visite alla zona raccomandano e informano i propri clienti riguardo il livello di radiazioni esistenti sul sito di Chernobyl.

Ad oggi i visitatori di Pripyat ( la principale città fantasma a ridosso della centrale ) sono per lo più appassionati di storia contemporanea, studiosi di scienze e documentaristi.

A questi però si sono aggiunti anche loro, gli influencer.

Eh già perchè questi ultimi, figli della ricerca di attenzione a tutti i costi e attirati dalla possibilità di positivi riscontri tra i fan e nei social hanno iniziato una quantomeno curiosa, e quanto mai fuori luogo, processione sul luogo del disastro.

Nelle loro incursioni a Chernobyl non c’e’ nulla di documentaristico, nulla di nobile, niente che valga la pena raccontare, probabilmente la maggior parte di loro, prima della serie tv non sapeva nemmeno dell’esistenza di una centrale nucleare in Ucraina e dell’annesso incidente.

Pose ridicole sulle rovine della città abbandonata, selfie con la bocca a papero, commenti superficiali, storie, video  e in alcuni casi foto con chiappe al vento in bella mostra.

La cosa è talmente sfuggita di mano e preso una piega di cosi cattivo gusto che il creatore della serie Craig Mazin ha dovuto rilasciare un comunicato sulla sua pagina twitter.

“…È meraviglioso che Chernobyl abbia favorito un incremento di visite nella Zona di Alienazione”, ha scritto. “Però ho visto le foto che girano. Se andate in visita, vi prego di tenere a mente che in quel luogo è avvenuta una terribile tragedia. Comportatevi con rispetto verso tutti coloro che hanno sofferto e si sono sacrificati”.

Le foto degli influencer, o mentecatti a seconda di come vogliamo chiamarli , che si sono messi in posa proprio sugli stessi luoghi che hanno visto morire centinaia di persone tra atroci sofferenze sono l’espressione più truce, stupida e bieca del loro smisurato ego.

Un ego sprezzante della tragedia, della memoria e della storia.

 

 

 

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