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Oggi durante Febbre da Roma, Danilo Conforti e Riccardo Filippo Mancini hanno intervistato Cesare Bovo, ex calciatore e attualmente collaboratore tecnico di Fabio Liverani al Lecce.

Partiamo dal presente: voi vi state preparando a ripartire. Il Lecce affronterà il Milan lunedì, quindi ormai siete in fase di avvicinamento. Quanto è stato difficile, da collaboratore di mister Liverani, riuscire a motivare i calciatori
in questo periodo?
È stato un periodo strano e difficile da gestire, perché i calciatori sono stati soli per un
mese, e lì dipende anche dalla loro professionalità, dalla loro voglia di tenersi allenati
e concentrati. È stato difficile perché fino a poco tempo fa si navigava a vista, ma
devo dire che i calciatori sono stati molto bravi, perché si sono allenati con impegno e
non era facile, non sapendo come sarebbe andata a finire. Adesso inizia il campionato, sicuramente giocare ogni tre giorni è molto complicato e giocarsi una salvezza così non è facile, però c’è entusiasmo e vogliamo centrare l’obiettivo.

Anche perché il Lecce ora è al 18° posto, con gli stessi punti del Genoa, quindi
siete lì in lotta, ma stavate facendo bene.
Fino alla domenica prima della sospensione siamo sempre stati sopra la zona
retrocessione. Dalla ripresa di Natale, anche grazie ai nuovi arrivi, abbia trovato una
buona quadratura, un buon equilibrio, una buona continuità, che magari prima di
Natale non eravamo riusciti a trovare. Ora si riparte da zero ma sarà così un po’ per
tutti, quindi chiunque più o meno avrà problemi.

Vedendo la cosa dall’esterno, risulta difficile fare qualsiasi tipo di previsione.
È davvero impossibile parlarne. Siamo tutti curiosi, in attesa, con tante domande e
poche risposte perché ovviamente una cosa del genere non è mai successa.
Come sempre, sarà il campo a dare le risposte. Le prime due-tre partite saranno
decisive per capire i reali valori in campo, poi chissà. Anche noi siamo curiosi, da
tifosi, di vedere quello che accadrà.
Ma in realtà, a prescindere dall’essere tifosi, soprattutto in Italia non siamo abituati a
un periodo così lungo senza calcio.

Voi avete già affrontato la Roma di Fonseca. Che impressioni avete avuto?
Noi con la Roma abbiamo fatto una partita non da Lecce, sicuramente non la nostra
miglior partita. La Roma ha fatto un’ottima partita, sicuramente i valori sono diversi,
quindi non sono quelle le nostre partite. Mister Fonseca propone un lavoro di un
allenatore con idee diverse, un allenatore di cui si vede la mano sulla squadra. Si vede
il lavoro settimanale, perché ci sono tante situazioni, tante proposte in cui si vede che
c’è preparazione, e questa secondo me è una cosa importante: avere un allenatore che
riesca a dare un’impronta alla squadra. Poi può piacere o no, ma si vede il lavoro, si
vedono le idee, si vedono tante cose sia con la palla che senza. Noi con la Roma abbiamo perso meritatamente, c’è disparità di valori, ma la Roma è una squadra che propone cose nuove.

Ora, anche se fai un altro lavoro, saprai sicuramente che la situazione in casa
Roma non è delle più rosee.
Si, qualcosa si legge, ma sinceramente non sono molto attento a ciò che accade fuori
dall’orbita Lecce. Al momento il nostro pensiero è fisso sulla salvezza, che per noi
equivale a vincere un campionato. Giusto, anche perché Lecce è una piazza molto importante.
Si, io poi l’ho vissuta sia da ragazzo che a fine carriera. Innanzitutto è una città
stupenda, dove si vive benissimo, e in più è un ambiente caldo, c’è una tifoseria
attaccata alla squadra: è veramente un’ottima situazione. Noi speriamo di riuscire a
tenere la Serie A, anche perché lo merita la società, che è come una famiglia e quindi
ci sono tutti i presupposti per stare bene e fare bene. Questa pausa non ha aiutato
nessuno, neanche noi, ma speriamo di riprendere bene e raggiungere questo obiettivo
che per noi è vitale.

A livello personale, invece, tu non ti sei preso neanche un momento di pausa,
perché finita la carriera da calciatore sei immediatamente entrato nell’area
tecnica. Quali saranno i tuoi prossimi passi? L’obiettivo è diventare allenatore e
crescere a Lecce?
Io sono stato anche fortunato, perché l’anno scorso sono venuto a Lecce perché con il
mister ho un rapporto d’amicizia, abbiamo anche giocato insiem, e io avevo voglia di
rimettermi in gioco dopo un’annata negativa a Pescara con Zeman, in cui ho avuto
troppi problemi, troppi infortuni. Poi, finita la stagione, a 37 anni i problemi
peggiorano, quindi il mister mi ha dato questa opportunità e io sono contento di
essere entrato con lui. Per me adesso è come andare a scuola: mi piace l’idea di fare
l’allenatore, ma io oggi sono felice di imparare con lui, di crescere, di capire tante
cose che da calciatore non capisci. Ora ho il patentino base, ma miro a ottenere quelli
superiori, poi vedremo. Ma oggi sono felice di fare questo percorso e anche fortunato,
perché per tanti calciatori, dopo aver smesso, è difficile ricominciare, a meno che tu
non abbia un nome importante. Per me è stato importante smettere e ricominciare
subito, in Serie A ma soprattutto con una persona che stimo e un allenatore molto
bravo, di grande prospettiva. Sono contento di stare qui e per ora non ho altre idee per
la testa.

Noi ovviamente non conosciamo Liverani a livello umano, ma sotto il profilo
tecnico è sicuramente un allenatore di prospettiva.
Si, un po’ quello che dicevo prima di Fonseca: vedi un allenatore che propone una sua
idea di calcio. Se uno vede il Lecce, a prescindere dalle difficoltà che può avere
contro squadre più blasonate o attrezzate, vede sempre una squadra che sa cosa fare,
sia con la palla che senza. E può sembrare scontato, ma secondo me non lo è.

Cambiando argomento, che ne pensi della lotta Scudetto? Esiste una favorita,
secondo te?
Per me la favorita resta sempre la Juventus, che oggettivamente ha una società e una
squadra molto più avanti delle altre, forse ha addirittura due squadre da Champions
League. Ma è vero anche che la Lazio sta facendo benissimo, chissà se la sosta le ha
giovato o meno; la stessa Inter penso che difficilmente mollerà, conoscendo anche
l’allenatore. Poi la Juventus ha anche il pensiero della Champions, ci sono tante
partite ravvicinate. La Lazio è una squadra forte negli 11-12, ma sicuramente ha
meno alternative. Comunque non saprei dire, potrebbe veramente succedere di tutto
dopo due mesi di stop.

Tornando invece al Lecce, parliamo di un giocatore interessante come Falco, arrivato forse tardi in Serie A ma autore di una stagione importante. Che giocatore è?
Falco è un attaccante che gioca prevalentemente a destra, una seconda punta con un
ottimo spunto e una grande tecnica. Per noi è un giocatore importante, che ha la
giocata, l’ultimo passaggio. Può e deve ancora crescere sotto tanti aspetti, ma ha delle
ottime giocate.

Facciamo un salto nel passato: tu eri nella rosa della Roma che ha vinto lo
Scudetto, di cui ieri è ricorso l’anniversario. Hai un aneddoto particolare di
quella stagione o di quel giorno?
Ricordare una cosa in particolare è impossibile. Io feci tutto l’anno con la prima
squadra, aggregato da dopo il ritiro: giocavo con la Primavera ma facevo qualche
panchina se c’era bisogno. Per me è stato un anno di assoluta crescita, perché
allenarsi con quella Roma stratosferica in ogni elemento, dall’allenatore ai giocatori,
è stato importantissimo per la mia crescita. È stato come crescere tutto insieme, quasi
dieci anni in uno, a differenza di quanto succede nel settore giovanile, quindi ricordo
tutto con grande piacere. Non mi sento parte dello Scudetto, ma è stato un anno
inspiegabile per me.

Ultima curiosità: che allenatore era Fabio Capello?
Era un allenatore che non parlava molto, ma gli bastavano due parole o uno sguardo
per farsi capire. Una cosa che noto rispetto a quando ero giovane io: adesso i giovani
sono molto più esuberanti e attaccati a cose un po’ superficiali, mentre con noi,
soprattutto con quelle generazioni di allenatori, i valori dello stare al proprio posto e
dell’imparare dai più grandi venivano esasperati. Poi comunque lui aveva una grande
autorità, e io, che ero un ragazzo timido, al massimo gli dicevo “buongiorno”. Con
lui, per un giovane bastavano poche parole per capire cosa volesse consigliarti. E i
suoi consigli pratici mi sono rimasti per tutta la vita. Ma comunque la cosa
importante per me era allenarmi con quella squadra. I primi mesi fai fatica, ma poi
piano piano ti abitui e cresci molto.

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