Dopo la lunga intervista rilasciata da Antonio Ciontoli a Franca Leosini, nel programma Rai “Storie Maledette”, i dubbi e le ombre sul caso della morte di Marco Vannini continuano a non essere risolti. A spiegarci le evoluzioni del caso, è intervenuto ai nostri microfoni Emanuele Rossi, giornalista de Il Messaggero e tra i maggiori esperti della vicenda.

“Mi ha colpito molto che Antonio Ciontoli, nell’intervista alla Leosini, abbia sostenuto di voler pagare per quanto fatto, ma poi i suoi avvocati in sede processuale hanno chiesto la totale assoluzione. Molte cose non sono state affrontate in questa intervista, mi sarei aspettato domande più pressanti, specie sulle indagini e la traiettoria del colpo, ma non voglio fare critiche a colleghi.
Per noi cronisti di strada, sono quattro anni che proviamo a ottenere un’intervista con Ciontoli e ci è sempre stata negata. La storia va divisa tra il prima e il dopo: sul prima, si può parlare di accidentalità, sul dopo i discorsi da fare sono altri e il processo è ancora in corso.
Il reato di omicidio volontario è già stato derubricato in omicidio colposo, in secondo grado, ma quello che non torna è quanto accaduto dopo lo sparo”.

Ci sono tante ombre in questa vicenda, soprattutto legate alle indagini approssimative

“Tra la chiamata al 118 avvenuta alle 23.41, e lo sparo che si è fatto risalire a circa venti minuti prima, cosa è avvenuto? Tutte le persone presenti in casa, come hanno potuto non sentire uno sparo? Il generale Garofano, ex RIS di Parma, perito della famiglia Vannini, ha equiparato questo colpo a 130 decibel, un valore che equivale al rumore di un martello pneumatico.
Mi viene difficile pensare che le tante persone presenti dentro casa non se ne siano accorti.
Un altro dubbio che ho è che il fatto non sia avvenuto in bagno, perchè lritengo poco plausibile quanto detto dallo stesso Ciontoli, a proposito di un rapporto di intimità con Marco, che gli permetteva di entrare in bagno mentre si stava facendo la doccia. Francamente non ci credo ma non ci crede neanche la famiglia Vannini. Le indagini sono state molto approssimative, la villa in via Alcide de Gasperi a Ladispoli non è stata posta sotto sequestro, cosa assurda e grave, e non è stato utilizzato il luminol, che permette di individuare le tracce di sangue, per capire dove sia stato effettivamente commesso il fatto.

E’ strano che non siano state trovate impronte sulla pistola, è sparita la maglietta che indossava Vannini, con la mamma di Marco che si è sempre battuta per trovare questo indumento. Perchè non si è trovata, se la famiglia Ciontoli non ha nulla da nascondere? Nel primo interrogatorio al magistrato, Ciontoli aveva dato un’altra versione, dicendo che il colpo era partito dalla pistola perchè era scivolata, ma la perizia dei RIS ha dimostrato che così non poteva essere. Poi ha cambiato ancora versione lo stesso Ciontoli, dicendo di aver premuto il grilletto a pistola scarica. Antonio Ciontoli era un sottoufficiale della marina militare e fa parte dei servizi segreti, del Raggruppamento Unità Difesa. Il papà di Marco, Valerio Vannini, ha rilasciato una dichiarazione con la quale sosteneva che lo stesso Ciontoli avesse due telefonini ma in tribunale ne è finito solo uno. Perchè l’altro non è finito sotto sequestro? Mi viene da pensare che sia stato aiutato proprio in quei 20 minuti di buco tra lo sparo e la chiamata al 118, di certo le indagini potevano essere molto più accurate”.

Un nuovo filone di indagine si è aperto con la procura di Civitavecchia

“La procura di Civitavecchia sta procedendo in maniera veloce e non approssimativa, non sta lasciando nulla al caso. Ha ascoltato il commerciante di Tolfa Davide Vannicola, che ha sostenuto come l’ex comandante dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo, gli avrebbe confidato che a sparare sarebbe stato il figlio di Antonio Ciontoli, Federico. Lo stesso Roberto Izzo è stato indagato per falsa testimonianza e favoreggiamento in omicidio, che ha negato questo tipo di coinvolgimento e la versione di Vannicola. Il 7 febbraio 2020 si riunirà la cassazione, e non è da escludere un colpo di scena. Perchè il caso potrebbe non chiudersi ma esser rimandato tutto in appello, con i giudici che potrebbero essere influenzati da questo nuovo filone d’indagine.

Ascolta l’audio integrale dell’intervento di Emanuele Rossi

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