Due sere fa il giornalista Roberto Chiazza stava semplicemente documentando il presidio davanti al CPR di Torino, stava riprendendo le manganellate di un gruppo di poliziotti ad un ragazzo che era già disteso a terra.

Il giornalista aveva raggiunto il Centro di Permanenza e Rimpatrio di Torino per documentare il sit-in di protesta per la morte di un detenuto di 32 anni, che era finito in isolamento.

Ovviamente Roberto Chiazza aveva con sé la sua macchina fotografica e dopo essersi qualificato alle Forze dell’Ordine ha iniziato a svolgere il suo lavoro, ovvero documentare quello che stava accadendo.

“La situazione era piuttosto tranquilla, i manifestanti urlavano i loro slogan di solidarietà nei confronti dei migranti del CPR, subito dopo il corteo si è spostato e io l’ho seguito, mi trovavo proprio accanto al cordone della polizia, si vede anche da video che ho postato.”

“La situazione era tranquilla, nessuna violenza, nessuna tensione. Poi all’improvviso è arrivato l’ordine di carica da parte di un poliziotto, ovviamente ho iniziato a registrare tutto, anche il momento in cui un ragazzo con le braccia alzate ed un altro in bicicletta venivano colpiti e manganellati con una violenza inaudita”

“In quel momento lo stesso agente che aveva dato l’ordine di carica si è avvicinato verso di me, mettendomi una mano in faccia, dandomi un calcio e colpendo la macchina fotografica, procurando tra le altre cose un danno molto importante, in più mi ha intimato di sparire.”

“Ho avuto la netta sensazione che gli agenti fossero mossi da motivi personali più che per risolvere una situazione di pericolo, erano rabbiosi, quelle persone stavano protestando per una tragedia accaduta poche ore prima, ovvero un ragazzo morto in una situazione decisamente poco chiara.”

Questo il racconto di Roberto Chiazza, reporter che di fatto è stato minacciato e picchiato solamente perchè stava svolgendo il proprio lavoro.

L’episodio è solo l’ultimo di una serie di azioni violente da parte di agenti nei confronti di manifestanti che non rappresentano alcun pericolo e cronisti che fanno il proprio lavoro ed esercitano il proprio diritto di cronaca e di divulgazione dei fatti.

Cariche ingiustificate, diritti civili di chi protesta e di chi documenta completamente calpestati, il tutto mentre nelle aule di tribunale e nelle indagini nei confronti degli uomini dello Stato che hanno sbagliato, le così dette mele marce, continuano a farla franca o a ricevere pene quantomeno discutibili.

Di fronte a quello che è successo e continua ad accadere, più o meno ovunque, viene da chiedersi fino a che punto valgano i diritti di un cittadino, di un cronista che si è visto minacciato, malmenato e impossibilitato a svolgere il proprio lavoro.

C’è da chiedersi se il poliziotto in questione (ben visibile nel video di Roberto Chiazza) sarà punito o meno (percosse e minacce).

C’è da chiedersi inoltre fino a che punto un libero cittadino possa difendersi di fronte ad una vera e propria aggressione ingiustificata da parte degli uomini dello Stato.

 

 

 

 

 

 

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