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Dopo l’assalto al Congresso da parte dei sostenitori di Trump, funzionari dell’amministrazione Usa hanno iniziato a discutere la possibilità di invocare il 25esimo emendamento per rimuovere il presidente dall’incarico: sebbene il suo incarico sia quasi giunto a termine e in presidente eletto, Joe Biden, sia pronto a succedergli, Trump è infatti formalmente in carica fino al 21 gennaio, cioè ancora per due settimane.

La misura straordinaria della rimozione (una delle due possibili negli Usa, assieme all’impeachment, per destituire un presidente) richiederebbe alla maggioranza del gabinetto e al vicepresidente Mike Pence di dichiarare al Congresso che Trump non è in grado di adempiere ai suoi doveri di presidente. A quel punto il presidente potrebbe comunque opporsi, rispondendo di essere in grado di farlo: in questo caso la parola passerebbe alla Camera, che dovrebbe decidere la rimozione con i due terzi dei voti. In ogni caso è alquanto improbabile che il vice di Trump e il suo gabinetto decidano di mettersi platealmente contro il presidente dichiarando le sue “chiare incapacità mentali”.

L’unico caso in cui è successo davvero è infatti quello della rimozione, nel 1919, del presidente Thomas Woodrow Wilson, che però era stato colpito da un ictus e quindi oggettivamente non era più in grado di svolgere il proprio ruolo.

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