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C’è semplicemente stato un ripensamento o c’è altro dietro al netto, e inatteso, cambio di strategia di Elliott? E’ questa la domanda centrale di una questione che, a cadenze regolari, torna di moda in casa Milan e che conduce ogni volta a Bernard Arnault. La storia è nota da tempo: negli ambienti dell’alta finanza, e poi a cascata in quelli giornalistici, continuano a rincorrersi le voci di una possibile cessione del club di via Aldo Rossi al re francese del lusso. Qualche mese fa, addirittura, sembrava che l’operazione, per quanto complessa, fosse già in stato avanzato e che le parti sarebbero venute presto allo scoperto. Arrivarono invece le smentite bilaterali. Educate – Arnault ha sempre detto di essere affascinato dal Milan – ma secche: nessuna trattativa in corso. Tutto vero? Dovrebbe, se non fosse che i rumors sono continuati e che, da quanto da noi appreso, ci sarebbe invece la netta intenzione di arrivare a un accordo e di chiudere la cessione del Milan anche in tempi piuttosto stretti.

Stando a quanto abbiamo raccolto, Arnault non solo vorrebbe prendersi il Milan ma avrebbe anche già deciso il nuovo Cda. Ci sarebbero i nomi e ci sarebbe l’intero organigramma. Il tutto dopo aver avuto buone garanzie sul fronte nuovo stadio, bene necessario per poter rendere realmente appetibile l’asset rossonero, e, soprattutto, sulla “cittadella del lusso” che arricchirà la zona circostante.

Con il Milan, è evidente, Arnault e la sua LVMH  – proprietaria di oltre 70 firme di alta moda come Christian Dior, Bulgari, Fendi, Givenchy, Kenzo, Loro Piana e Louis Vuitton, di orologi come TAG Heuer, di gioielli come Tiffany & Co., di vini e liquori come Moët & Chandon, Veuve Clicquot, di editoria come Les Échos e Le Parisien, e di alberghi di lusso – non acquistano solamente una squadra di calcio. Piantano semmai un’ennesima bandierina nella città della moda milanese e hanno tutta l’intenzione di sfruttare l’area del nuovo San Siro per dare ulteriore visibilità ai suoi marchi. Il costo dell’operazione, vicino al miliardo, non spaventa. Si tratta pur sempre di un investimento che potrebbe fruttare parecchio.

Ma cosa c’è di diverso rispetto a qualche mese fa? Innanzitutto i passi avanti per lo stadio, come detto, ma anche l’abbandono di una strategia triennale da parte di Elliot, ci riferiamo ovviamente a Rangnick, che non avrebbe permesso al nuovo proprietario di scegliere autonomamente la linea sportiva da seguire. La conferma di Pioli, in questo senso, potrebbe essere anche vista come un indizio. E un indizio potrebbe essere anche il sì di Paolo Maldini a Gazidis. L’attuale direttore dell’area tecnica è e sarebbe anche con Arnault un ambasciatore dell’immagine Milan nel mondo. Insomma, è davvero Singer ad aver scelto questa linea di continuità? Il tutto mentre da oltre un anno Elliott e Gazidis sono al lavoro per migliorare i conti del clube renderlo, appunto, più sostenibile per un nuovo acquirente.
Cosa accadrà quindi adesso? Che arriveranno smentite, obbligate tra l’altro vista la quotazione in Borsa di LVMH. Ma anche che la trattativa si avvierà, così ci assicurano, velocemente verso la conclusione. Difficile stabilire i tempi. La logica lascia pensare che non si possa andare oltre l’anno, dato che comunque Arnault dovrebbe avere il tempo di progettare il suo Milan. E magari di trasformare in realtà le voci che parlano di un inseguimento concreto a Pep Guardiola e a Mbappé. Ma questa è davvero un’altra storia. Davvero tutt’altra storia.

 

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