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“Maradona sarebbe ancora vivo se all’epoca fosse stato della Juve e non del Napoli”. È la frase shock di Antonio Cabrini, campione del mondo con la Nazionale a Spagna 1982 e per anni avversario degli azzurri nel periodo in cui l’ex Pibe de Oro li trascinava alle vittorie in Italia e in Europa con la Coppa Uefa. L’ex difensore che per 13 anni ha indossato la maglia della Juventus ha espresso così il proprio rammarico per la morte dell’ex Dieci dell’Argentina e dei partenopei. Una riflessione che ha fatto molto discutere e alimentato le critiche dei sostenitori partenopei.

L’ambiente. È il concetto che Cabrini rimarca con decisione, certo che in una città più sobria e meno passionale (per il modo viscerale in cui è vissuto e seguito il calcio) El Diez sarebbe riuscito tenere a freno quel lato oscuro della forza che è stato la sua dannazione nel corso degli anni. Davvero è convinto il ‘Bell’Antonio’ che nella algida Torino Maradona avrebbe trovato il suo luogo ideale per diventare ciò che è stato e ciò che è tuttora?

“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”. È in queste parole che c’era (e c’è anche adesso che di quel dio imperfetto sono rimaste solo le spoglie mortali) tutta la missione sportiva e umana del ragazzo che a Villa Fiorito palleggiava con le arance e poi ha messo il mondo ai suoi piedi.

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