Chiara Danese
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In quella serata «ad Arcore» nel 2010 «ho visto e subìto una violenza psicologica e fisica», poi dopo «ho sofferto tanto, anche ora sono in cura e prendo dei farmaci». Così Chiara Danese, una delle testimoni «chiave» del caso Ruby ha confermato ciò che aveva già raccontato anni fa sul bunga-bunga nella villa di Silvio Berlusconi, deponendo nel processo «Ruby ter» per corruzione in atti giudiziari a carico del leader di Forza Italia e di altri 28 imputati, tra cui molte «Olgettine».

LA TESTIMONIANZA

La giovane è scoppiata a piangere in aula quando il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano le ha chiesto come viva adesso: «Questa situazione mi ha rovinato la vita, anche perché la gente si è fatta un’idea di me basandosi sui titoli dei giornali — ha detto Chiara Danese — .

Nel mio paesino sono stata etichettata come escort, sono stata vittima di bullismo, non potevo uscire di casa. Sono andata in depressione, ho sofferto di anoressia». Parole pronunciate con commozione, a tal punto che i giudici le domandano se desideri prendere fiato, ma lei ha proseguito: «Ho sofferto tanto, sono in cura e prendo farmaci per affrontare questa situazione. Per me cercare un lavoro normale è difficile perché, vivendo in una piccola realtà, la gente non dimentica, si è fatta un’idea, un’ etichetta che è difficile da togliere». E ancora: «Ho ripreso a studiare per cercare di avere un mestiere, la mia famiglia mi aiuta molto, anche economicamente, e ora vedo un po’ di luce».

Chiara Danese, parte civile nei primi due processi Ruby, in questo non è stata ammessa perché i giudici della settima sezione penale del Tribunale di Milano hanno ritenuto che il reato di corruzione in atti giudiziari, contestato all’ex premier e agli altri imputati, non l’abbia (potenzialmente) danneggiata.

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