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Il più importante artista contemporaneo – per produzione artistica ma soprattutto per quell’aura di mistero che riesce a conservare anche nell’epoca dell’iperconnessione globale – ha colpito ancora.
Banksy, nome d’arte dell’ignoto writer e street artist, è piombato a Venezia durante la biennale per una delle sue performance provocatorie: si è travestito da pittore off, provando a vendere alcuni quadri proprio a Piazza San Marco, componendo un mosaico interattivo. Impermeabile pesante e cappello ben calato sulla testa per non farsi riconoscere, con un giornale aperto davanti alla faccia per nascondersi da occhi indiscreti, l’artista si è messo su pubblica piazza. Ai suoi lati, dicevamo, un mosaico composto dai suoi quadri falsi che raffigurava una nave intenta ad attraversare le acque veneziane.
Non deve sorprendere, quindi, la cacciata dei vigili urbani che hanno intimato l’artista di smontare l’installazione abusiva e di allontanarsi dalla piazza.

Una denuncia dell’odiosa abitudine delle grandi navi da crociera di occupare il panorama della laguna, una protesta che si inserisce nei macro eventi della Biennale – per quello che è a tutti gli effetti il trionfo dell’establishment artistico, nemico giurato dello street artist inglese.
A rendere nota la beffa è stato lo stesso Banksy, con un video sul suo profilo instagram, dopo che qualche giorno fa aveva fatto apparire, sempre a Venezia, un murales raffigurante un bambino migrante in mare, con un giubbotto salvagente e un fumogeno per l’Sos.

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