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Bandiscono i videopoker dal loro bar per non rovinare i clienti

I due coniugi titolari del Vanilla Cafè di Vidardo sferrano il loro personale attacco alla febbre del gioco.

«Non ce la facevamo più a vedere i nostri clienti rovinarsi». E dopo aver prima tentato di non farle usare in alcuni momenti della giornata – quelli dove il bar è più frequentato, per non trasmettere un messaggio inconsapevole di incoraggiamento al gioco a chi entrava – , spiegando che potevano causare disturbi al condominio per i rumori costanti delle slot, hanno deciso di dire addio alle macchinette.

Dopo undici anni con tre videopoker e un cambio-monete all’interno dell’esercizio, hanno scelto di dire addio al gioco d’azzardo e non fomentare più il rischio ludopatia per i clienti.

È la scelta dei titolari del Vanilla Cafè di Vidardo, i coniugi Elisa Rognoni e Andrea De Martis, 43 anni entrambi, che ci raccontano perché hanno deciso di rinunciare per sempre agli strumenti elettronici per il gioco d’azzardo.

«È una scelta irreversibile, peraltro, lo sappiamo e ci sta bene – racconta Elisa – , perché questa è una zona vicina a punti sensibili, come l’asilo, il banco posta, lo studio medico, e quindi oggi non sarebbe più possibile installarli. Noi però abbiamo preso la decisione da tempo e anche se non si potrà più tornare indietro, anche se avremo una perdita economica considerevole, anche se è aumentata la concorrenza negli ultimi mesi (sono sorti altri due bar nello stesso complesso condominiale, ndr), non ci importa.

Preferiamo non avere più nell’esercizio questo tipo di strumenti e non agevolare il rischio ludopatia per i clienti, anche perché il nostro è un bar per famiglie. E vedere persone normali, persone per bene, che già all’inizio del mese si giocano tutto o quasi, fa male». I titolari già un anno fa avevano cercato di ridurre l’utilizzo delle macchinette, invitando i clienti a non usarle in alcuni momenti della giornata, quelli caratterizzati da più passaggio, in assenza di ordinanza che impone orari in cui devono essere spente, come nella vicina Sant’Angelo.

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