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Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha chiesto un’indagine sull’attacco missilistico sferrato lunedì contro una base aerea Usa a Erbil, nel Kurdistan iracheno, e ha promesso di “chiederne conto ai responsabili”. “Siamo indignati per l’attacco”, ha detto in una dichiarazione, aggiungendo che “diversi appaltatori americani” sembrano essere rimasti feriti.

Il ministero dell’Interno della regione del Kurdistan ha confermato che “diversi razzi” hanno colpito la città (che tra l’altro è la prima tappa del viaggio del Papa in Iraq a marzo) e ha detto che le agenzie di sicurezza hanno avviato “un’indagine dettagliata”, esortando i civili a rimanere in casa fino a nuovo avviso. Dopo l’attacco, forze di sicurezza sono state dispiegate intorno all’aeroporto e alla periferia della città è stato udito rumore di elicotteri.

Da quando l’Iraq ha dichiarato la vittoria contro l’Isis alla fine del 2017, la coalizione a guida Usa è stata ridotta a meno di 3.500 soldati in totale, 2.500 dei quali americani, e la maggior parte è concentrata nel complesso militare dell’aeroporto di Erbil.

Dalla fine del 2019 i siti militari e diplomatici occidentali sono stati presi di mira da decine di razzi e autobombe che hanno provocato la morte di personale sia straniero che iracheno. Erbil è stata presa di mira molto raramente, sebbene le forze iraniane abbiano attaccato l’aeroporto nel gennaio 2020, pochi giorni dopo l’uccisione del generale Qasem Soleimani all’aeroporto di Baghdad. L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva minacciato che l’uccisione di un cittadino americano in un simile attacco missilistico avrebbe provocato una campagna di bombardamenti di massa in Iraq.

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