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«Whatever it takes. E credetemi: sarà abbastanza». Il premier Mario Draghi è uomo di parola e da banchiere centrale ne conosce il peso. I mercati lo hanno sperimentato nel 2012, quando pronunciò quelle parole per salvare l’euro. Una settimana fa nella riunione tra i leader Ue incentrata sulla risposta europea al Covid e all’emergenza vaccini, Draghi aveva detto che «le aziende che non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate». Alle dichiarazioni ha fatto seguire i fatti: l’Italia ha bloccato, con il via libera Ue, l’esportazione di 250 mila vaccini di AstraZeneca destinati all’Australia, confezionati nello stabilimento di Anagni. Ora la Francia «potrebbe fare la stessa cosa», ha detto il ministro francese della Salute, Olivier Veran, in un’intervista a Bfmtv: «Stiamo discutendo a stretto contatto con gli italiani per avere un approccio europeo in merito» La reazione dell’Australia è stata di comprensione: «In Italia le persone muoiono al ritmo di 300 al giorno: quindi posso certamente capire l’alto livello di ansia in Italia e in molti Paesi in tutta Europa. Sono in una situazione di crisi senza freni. Questa non è la situazione in Australia», ha detto il primo ministro australiano Scott Morrison. Ma altri membri del governo non hanno nascosto una certa irritazione. «Questa è una dimostrazione di quanto bene continui a fare l’Australia rispetto alla disperazione di altri Paesi», ha replicato il ministro australiano delle Finanze, Simon Birmingham, che ha precisato anche come «avrebbe preferito che questa decisione da parte dell’Italia non ci fosse stata. Il mondo è in territorio inesplorato, e non è sorprendente che alcuni Paesi straccino le regole quando si trovano in queste condizioni». Il ministro della Salute Greg Hunt ha spiegato che Canberra ha chiesto alla Commissione di rivedere la decisione.

Il nostro è il primo Paese Ue ad avere fermato uno stock di dosi da quando a fine gennaio la Commissione europea ha creato il meccanismo di notifica e autorizzazione per l’export di vaccini anti-Covid fuori dall’Unione. La misura di controllo è stata attivata dopo che proprio la casa farmaceutica britannico-svedese AstraZeneca aveva comunicato un taglio del 60% delle dosi destinate all’Ue nel primo trimestre rispetto a quanto previsto dal contratto, senza però ridurre i rifornimenti al Regno Unito. L’atteggiamento del ceo Pascal Soriot non era stato collaborativo, i numerosi incontri erano stati definiti da Bruxelles «insoddisfacenti». Ora la riduzione delle forniture è stata contenuta al 25% ma l’ammanco sta pesando comunque sulle campagne vaccinali dei Paesi europei, Italia inclusa che ha fatto grande affidamento sul vaccino AstraZeneca.

L’Italia non ha fatto altro che applicare il regolamento del meccanismo Ue e ha respinto la richiesta di autorizzazione perché il Paese destinatario, l’Australia, è considerato «non vulnerabile»; permane nell’Ue e in Italia la carenza di vaccini e persistono i ritardi da parte di AstraZeneca; lo stock da esportare era composto da un elevato numero di dosi rispetto alla quantità di fiale finora consegnate all’Italia e ai Paesi Ue. Il meccanismo prevede che la decisione sia notificata a Bruxelles, perché lo Stato membro è tenuto a decidere «conformemente al parere della Commissione». Vale però la formula del silenzio assenso. La proposta italiana era stata notificata dalla Farnesina alla direzione generale Salute venerdì scorso, secondo giorno del video-summit dei leader Ue, ed ha ricevuto il via libera il 2 marzo, giorno in cui è stata informata AstraZeneca.

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Non è stata una scelta facile diplomaticamente, anche se l’Australia non è in emergenza. Ma l’intervento di Draghi aveva incassato il sostegno del presidente francese Emmanuel Macron e non solo. Tutti gli Stati membri sono in difficoltà per le vaccinazioni a rilento. Il governo sta lavorando in collaborazione con Bruxelles: non solo le telefonate tra Draghi e la presidente Ursula von der Leyen, ieri era a Roma il commissario all’Industria Thierry Breton che ha incontrato il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti per discutere della produzione di vaccini sul nostro territorio. In passato l’Italia aveva autorizzato l’export di dosi, però si trattava di quantità contenute. Nelle settimane scorse Canada e Giappone avevano manifestato a Bruxelles la preoccupazione di non venire riforniti, dopo la creazione del meccanismo di autorizzazione all’export e la Commissione aveva sempre detto che l’obiettivo era controllare, non bloccare. Forse è per questo che sugli account Twitter dei commissari Ue e della presidente non si sono visti né annunci né commenti. Von der Leyen ha twittato le 14.400 dosi consegnate alla Moldavia da Covax, di cui l’Ue è il maggiore contributore.

Intanto ieri l’Ema ha avviato la valutazione rapida del vaccino russo Sputnik V e ha detto che valuterà «i dati non appena saranno disponibili per decidere se i benefici superano i rischi». La revisione continuerà fino a quando non saranno disponibili «prove sufficienti» per la domanda di autorizzazione. Si allarga la platea di chi può essere vaccinato con AstraZeneca: ieri la Germania ne ha autorizzato l’uso anche sugli over 65. E il ministro della Salute Roberto Speranza ha chiesto di valutare i dati scientifici per verificare la possibilità di fare lo stesso in Italia.

 

DRAGHI TELEFONA A VON DER LEYEN: “ACCELERIAMO SUI VACCINI”

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