AUSTIN, TX - APRIL 18: Infowars host Alex Jones arrives at the Texas State Capital building on April 18, 2020 in Austin, Texas. The protest was organized by Infowars host Owen Shroyer who is joining other protesters across the country in taking to the streets to call for the country to be opened up despite the risk of the COVID-19. (Photo by Sergio Flores/Getty Images)
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Le proteste negli Stati Uniti dopo la brutale morte di George Floyd, 46enne afroamericano deceduto durante un fermo della polizia di Minneapolis, non si fermano. La rabbia non accenna a placarsi neanche dopo l’arresto di Derek Chauvin, il poliziotto di 44 anni che ha spinto con un ginocchio la testa di Floyd, dopo averlo buttato a terra, fino al soffocamento.

Da Minneapolis le proteste dilagano a tutta l’America con saccheggi, incendi, tafferugli, arresti e due morti: un agente e un diciannovenne. Proteste che arrivano anche davanti alla Casa Bianca, costringendola al lockdown, mentre Donald Trump mobilita l’esercito, accusa i sindaci dem di non saper difendere le loro città. Il presidente Usa h anche minacciato i manifestanti avvisandoli che se avessero suprato le cancellate della sua residenza sarebbero stati “accolti dai cani più feroci e dalle armi più minacciose di sempre”. “Hanno poco a che fare con la memoria di George Floyd -. Ha twittato Donald Trump – Erano lì per causare problemi”,  puntando il dito contro i “gruppi organizzati”.Il tycoon ha quindi ringraziato il Secret Service per la sua grande professionalità, che venerdì sera, secondo Trump, “ha consentito di evitare il peggio”. La protesta razziale di si aggiunge alle divisioni su lockdown e mascherine. L’epicentro della rivolte resta comunque Minneapolis, dove migliaia di persone hanno sfidato il coprifuoco del weekend e la guardia nazionale vandalizzando la casa di Chauvin e incendiando una pompa di benzina, un ufficio postale, una banca e un ristorante.

A nulla è valso l’appello notturno del governatore Tim Waltz a tornare a casa: “Capisco la rabbia ma tutto questo non riguarda la morte di George Floyd, né le diseguaglianze, che sono reali. Questo è il caos”, aveva ammonito. Ma le proteste sono scoppiate in oltre 30 città americane, con slogan identici: ‘No justice, no peace’ (nessuna pace senza giustizia) e ‘I can’t breathe’, non riesco a respirare, la frase pronunciata da Floyd prima di morire. A Detroit, in Michigan, un diciannovenne è stato ucciso da spari provenienti da un Suv indirizzati verso la folla che manifestava, mentre a Oakland, in California, un agente è morto e un altro è rimasto ferito da colpi di arma da fuoco, anche se secondo la polizia locale l’episodio “apparentemente non è collegato alle manifestazioni”.

Gli scontri più duri sono stati a Portland, Oregon, dove la folla ha prima provato a dare alle fiamme un commissariato come a Minneapolis e poi ha assalto uno Starbucks, un negozio della Apple e un altro di Microsoft, costringendo gli agenti ad intervenire con lacrimogeni e granate stordenti. Momenti di tensione anche a New York, dove migliaia di persone sono scese in piazza a Brooklyn, alcune lanciando bottiglie e sassi contro la polizia, che ha risposto con spray urticanti e arrestando decine di dimostranti. A Los Angeles sono finite in manette almeno 200 persone. Tafferugli ad Atlanta, dove il governatore ha dichiarato lo stato d’emergenza e chiamato 500 uomini della guardia nazionale. Intanto dalle indagini arrivano altri sviluppi. Un nuovo video mostra non uno ma tre poliziotti premere con le loro ginocchia su Floyd.

Ad aumentare la rabbia i risultati preliminari dell’autopsia su Floyd, che esclude l’asfissia traumatica e lo strangolamento concludendo che “gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, delle sue patologie pregresse (coronaropatia e ipertensione) e di qualche potenziale sostanza intossicante nel suo corpo hanno probabilmente contribuito alla sua morte”. La famiglia ha già chiesto un’autopsia indipendente: “Non ci fidiamo delle autorità locali”.

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