Marco Fallini
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Il calvario di Marco, 33enne con una malattia rara associata a dolore cronico che non risponde ai farmaci. “Ho pensato anche alla morte, questa è l’ultima spiaggia” scrive sul post.

“Mi sento come se avessi chiodi di grosse dimensioni nel bacino, nella schiena, nell’inguine e nelle ginocchia”. In un toccante post su Facebook il 33enne Marco Fallini, originario della Valchiavenna e ora residente in Svizzera, descrive la sua sofferenza, causata da una malattia rara, che da anni lo tortura.

“Ho dei dolori sempre presenti, ormai in ogni posizione, che accompagnano la mia giornata dall’inizio alla fine, anche ora mentre scrivo. A questo sono associati mal di testa” e una sempre maggiore “difficoltà a rimanere concentrati”. Il suo corpo non risponde alle cure e i farmaci, “nessuno”, non alleviano il suo dolore. La diagnosi è stata, scrive, pubblicando le sue cartelle cliniche, “spondiloentesoartrite psoriasica e impingement femoro acetabolare destro/sinistro con associati dolore cronico e probabile sensibilizzazione centrale”.

https://www.facebook.com/marco.fallini/posts/10158273815973049

Visto che il suo fisico non risponde alle terapie “i medici pensano che io abbia una manifestazione rara di queste malattie”. “Sta di fatto che sono senza cure funzionanti” scrive, descrivendo la sua ‘quarantena’, da un anno sdraiato sul letto senza potersi alzare, dopo aver provato di tutto. Quattro interventi chirurgici, mesi di ospedale e oltre un centinaio di specialisti consultati. “Mi hanno fatto due diagnosi, scoperte in ritardo di anni dalla comparsa dei sintomi e che non rispondono a nessuna terapia, privandomi di momenti e giornate di sollievo”.

“Mi sono imbattuto nella storia di un ragazzo che aveva una problematica definita irrisolvibile da alcuni medici, che ha trovato aiuto e risoluzione proprio grazie a un post sui social. Mi son detto che, se c’è una strada che non ho ancora tentato, è questa, rendere pubblica la mia storia, lanciare un appello. Più persone condivideranno, più alta sarà la possibilità di trovare una soluzione. Questa è l’ultima spiaggia”. “Sono sempre stato un ragazzo attivo e sportivo, finché ho potuto. Sono laureato in Psicologia, in Fisioterapia, e sono massaggiatore shiatsu. Ho fatto animazione in villaggio turistico, teatro d’improvvisazione. Facevo cabaret. Andavo in montagna. Che bello sciare, ciaspolare, fare trekking. Ballavo latino americano, hip hop, che passione! Intrattenevo. Meditavo e suonavo la batteria. Mi piaceva viaggiare. Vivevo tanto con gli amici. Gli interessi non mi mancavano”.

“I dolori e il mal di testa associato hanno reso lentamente insopportabili il lavoro, gli hobby. E quando provo a fare attività quotidiane, come piegarmi, guidare, camminare o stare a lungo seduto per lavorare a qualcosa, i dolori diventano fitte e peggiorano per giorni, impedendomi di fare altro, se non stare nel letto, in posizioni apposite”.

“Tempo fa mi sono iscritto a un’associazione che accompagna malati terminali o non più curabili a una morte assistita, quando le sofferenze quotidiane causate dalla malattia in termini di dolori sono troppo intense, invalidanti, persistenti e resistenti. Quando ci si sente sotto una tortura senza prospettive di miglioramento, questa alternativa viene presa in considerazione in maniera concreta. Possa questo appello far sì che non ce ne sia bisogno”.

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