Jordan Herzog
Jordan Herzog, in "arte" Crimz, nella sua stanza

Jordan Herzog, un sedicenne di Sudbury, Massachusetts, ha smesso di frequentare la scuola su consiglio del papà, nonostante l’iniziale titubanza della madre. Obiettivo: dedicarsi ai videogiochi, in particolare Fortnite, il famoso sparatutto che da qualche anno svetta nella classifica mondiale dei videogames più scaricati.

Negli ultimi mesi la sua vita si è svolta tra le mura della camera da letto, allestita con attrezzature di gioco all’avanguardia, sulle quali il padre Dave ha investito oltre 30 mila dollari. Le sue giornate trascorrono proprio lì, dove dorme fino a tarda mattina, mangia pasti fugaci e si allena ai videogiochi per 8-10 ore, unico svago le brevi passeggiate con il cane nel cortile di casa.

E se a qualcuno potrebbe sembrare la vita ideale (!) il teenager americano ne parla in termini di carriera, affermando di voler guadagnare, attraverso i videogiochi, abbastanza soldi da poter poi non lavorare per gran parte della sua vita.

L’artefice di tutto questo è il papà Dave che, senza nessuna remora, riconosce di aver cresciuto il figlio proprio con questo obiettivo: fama, prestigio e guadagni che, a suo avviso, potrebbero un giorno raggiungere milioni.

E poco importa se Jordan perderà esperienze di vita importanti: “Non sono un idiota – dice – So che ci sono esperienze ed interazioni sociali che la maggior parte della gente può avere e che lui si perderà. Ma ora è un momento importante, e dobbiamo trarne vantaggio”.

E Jordan, nonostante le aspettative che pesano su di lui non si sente sopraffatto; si dice anzi fortunato ad avere un padre che ha investito su di lui così tanto. Ammette che ci sono aspetti della sua vecchia vita che gli mancano – stare seduti attorno ad un tavolo da pranzo della scuola con gli amici, per esempio – ma afferma di vedere tutto ciò come un sacrificio necessario.

“Gli amici vanno e vengono – spiega con suo padre seduto accanto – ma questa potrebbe essere la mia carriera e il mio intero futuro.”

In dieci anni, se le cose vanno come previsto, si vede vivere in una cosiddetta “casa di squadra” in cui un gruppo di giocatori affiliati mangia, dorme e si allena insieme, 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana.

 

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